PANURGO. Sí, sí, vo' che mi porti una lettera a mio padre, che li bacio le mani e desio saper come stia.

ESSANDRO. M'allonghi la vita! giá salo la scala e annodo il capestro al trave.

PANURGO. Te terrò per i piedi, non ti farò salire.

ESSANDRO. Scherzi con la morte non con me. Adesso mi butto.

PANURGO. Non buttarti cosí presto. Ecco spezzato il capestro: perché non lo tentavi prima che adoperarlo? Volemo che la fortuna s'appicchi lei con quel capestro che apparecchiava per voi?

ESSANDRO. Fai errore trattener la morte, con beffe, ad un misero.

PANURGO. Allegrezza, allegrezza!

ESSANDRO. Hai torto darmi la baia, ch'io non t'offesi, che io seppi mai, e t'ho in luogo di padre e non di servo tenuto.

PANURGO. La via che avevi presa per gir all'altro mondo, lasciala, e prendi quella per gir alla casa di Cleria, che è tua moglie.

ESSANDRO. Come moglie?