PANURGO. Ricordati ancora…
MORFEO. Non tanti ricordi, che ad uno che si ricorda, i troppi ricordi lo fanno smenticare; ricorda te stesso, che ne hai piú bisogno di me.
PANURGO. Io che ho caro che la cosa rieschi netta, vo prevedendo tutte le cose che ne ponno fare errare.
MORFEO. Taci e poniti in postura, la porta s'apre, eccolo. Al viso conosco che è terra da piantarvi carote, la preda sará nostra, l'incapparemo al primo.
SCENA II.
GERASTO, PANURGO, MORFEO.
GERASTO. (Quel vecchio, che viene innanzi, certo deve essere
Narticoforo; quell'altro storpiato non posso imaginarmi chi sia).
PANURGO. Dopo il secondo vicolo non mi posso ben reminiscere se fusse la terza o la quarta ede.[**?]
GERASTO. O Narticoforo carissimo, voi siate il ben venuto per mille volte!
PANURGO. O Geraste, lepidum caput, voi siate il ben trovato! Cinthi fili, inchinati reverenter.