[155]. Nel libro citato abbiamo notizia d’un Trattato che il Signore di Piombino Iacopo d’Appiano cercava ottenere l’anno 1414 dal Califfo di Tunisi. Aveva come Signore di Pisa pochi anni prima l’Appiano fatte stipulazioni con quel Califfo, ed i mercatanti suoi cercava passassero in Barberia sotto il nome favorito di Pisani, come appare dal testo di quel Trattato, il quale sembra però non essere stato mai eseguito.

[156]. Ammirato, anno 1429.

[157]. Goro Dati, Storia, pag. 128 e seg.

[158]. «Da questo suo pellegrinaggio prendendo gli scrittori spagnuoli occasione, lasciarono di lui scritte cose favolose: raccontando d’essere stato nel Cairo e nell’Armenia e nell’India, essergli succeduti diversi e strani avvenimenti; essendo cosa certissima lui non esser passato i termini d’Italia.» (Ammirato, anno 1428.)

[159]. «I fiorini che si spendeano l’uno anno, in gran parte si erano ritornati nell’altro anno, come fa l’acqua che il mare per gli nugoli spande nelle piove sopra alla terra, e pel corso de’ rivi e fossati e fiumi si ritorna al mare. I modi del ritornare sono assai: prima, quel che i soldati spendono per la città e pel contado in arme e in cavalli e in vestire e per vivere; mentre che stanno per le terre e il contado, questa parte tutta si ritorna. Sonne rimasti fuori quelli che hanno speso in altri luoghi; e di questi ne torna tutto dì per gli mercatanti che stanno per tutte le terre del mondo a guadagnare, e mandano il guadagno a casa. Sonne anche rimasi fuori quegli che i Capitani e gente d’arme avessono avanzati e portati alle loro case: e d’altra parte ne sono tornati dai loro sudditi, che hanno in detti tempi per bisogno del Comune dati gran tributi e censi. E ancora ve n’hanno recati gran numero i mercatanti e abitatori delle città e terre circostanti e vicine, che sono venuti a Firenze per le mercatanzie e robe: non però sono tornati tutti, ma hannogli avere dal Comune, che sono scritti in su’ libri del Monte, che que’ tali cittadini gli debbono avere, e rendonsi a poco a poco ogni anno, quando stanno in pace, delle rendite del Comune che abbondano; e intanto che penano a riavere il detto capitale, hanno di guadagno fiorini cinque per cento l’anno.» (Dati, Storia, pag. 128.)

[160]. Passerini, Storia degli Stabilimenti di Beneficenza della città di Firenze.

[161]. In fine al volume daremo l’ordine degli uffici nella città di Firenze com’era in questi anni, descritto da Goro Dati nell’ultimo libro delle Istorie sue; e come saggio de’ costumi, delle allegrie, delle magnificenze e delle borie fiorentine, ne piacque per ultimo aggiugnere la descrizione che il medesimo autore lasciò delle feste solite celebrarsi pel San Giovanni. — Vedi Appendice, Nº V.

[162]. Di queste feroci leggi si discorre molto ampiamente nella sullodata Istoria di quella famiglia che ha per autore il signor Luigi Passerini.

[163]. Vedi la Cronaca di Bonaccorso Pitti, pag. 111 e seg., dove sono registrati gli uffici di fuori e le borse ed i partiti che ci volevano per ciascuno. — Vedi anche in più luoghi la Cronaca del Morelli.

[164]. Bonaccorso Pitti, pag. 97.