[195]. «E’ non è maraviglia se il Marchese non negasse il passo. Più sarebbe stato maraviglia avendo il passo conteso: perchè le universitadi de’ popoli sempre invidiarono i singulari Signori; e, non che i Signori sieno invidiati da’ popoli, ma i popoli invidiano i loro splendidi cittadini. Adunque a’ Signori è lecito nimicare i popoli.... e così l’unione de’ popoli è disfacimento de’ Signori. Adunque è folle colui che rimette la libertà di molti nella guardia d’uno.» Cavalcanti, lib. IV, cap. 1 in fine. Vedi anche il principio del cap. 3., lib. III. — Egli, sebbene magnate (e quale amico dei magnati vedremo sovente), pure come antico guelfo e fiorentino, ti pare alle volte anch’egli essere popolano; e nota più sotto come «nelle adornezze delle porpore le lodi si danno più agli artefici che le fecero, che a quelli che le portano.» (Lib. IV, cap. 2, e cap. VII, pag. 195.)

[196]. Cavalcanti, lib. IV, cap. 4. — Morelli, Ricordi (Deliz. Erud., tomo XIX, pag. 78). — Serra, Storia di Genova, tomo III, pag. 138. — Corio, Storia di Milano.

[197]. Intorno a questa pace, che fu conchiusa e tosto rotta, è da vedere la Legazione Nº 49 di Rinaldo degli Albizzi nel tomo III delle Commissioni.

[198]. Romanin, Storia di Venezia, lib. X. cap. 5 e 6. — Poggio, Storie. — Corio, Storia di Milano.

[199]. Legazione pubblicata nell’Appendice alle Storie del Cavalcanti. — I Fiorentini voleano sempre che il Signore di Lucca non vi fosse compreso: fu egli nella pace solamente nominato e con ambigue parole.

[200]. Archivio Storico, tom. XIII, pag. 252 e seg.

[201]. Morelli, Ricordi ec., pag. 73.

[202]. Vedi sopra Lib. IV, cap. I.

[203]. Pubblicava il signor Berti nel Giornale Storico degli Archivi Toscani, tomo IV, pag. 32, con una sua Prefazione, le Consulte o Pratiche degli anni 1426-27 relative alla formazione del Catasto. L’atto dei 12 maggio 1427 riferisce il voto emesso da Giovanni a questo modo: ipse quidem nescit si fructus sequetur, vel non: sed, auditis aliis civibus, idem secutus est. — Ma bene aveva egli dannato le spese, e detto essere la città esausta. Cives exausti sunt pecuniis; et querendum est ut minorem expensam habeamus: nam si examinetur summa soluta per cives, innumerabile apparebit. (Atto dei 7 marzo medesimo.)

[204]. Nello Statuto del 1415 è una rubrica: De Sclavis et eorum materia (lib. III, rubr. 186, pag. 385). Non doveano essere catholicæ fidei.