[205]. La Provvisione per il Catasto venne pubblicata per disteso dal Pagnini in fine al vol. I Sulla Decima; il quale discorre questa materia ampiamente nello stesso volume, parte I, sez. II, cap. 3 e 4. — In seguito il saggio delle quote andò crescendo, ma diversamente secondo la rendita netta d’ogni cittadino, cosicchè dai cento fiorini in giù pagassero sulla ragione del tre per cento, e poi su su infino al mille, non oltrepassando il cinque per cento; il quale modo prima era detto decima scalata, e in oggi è chiamato imposta progressiva. — Vedi Canestrini, cap. III, La Scala o l’Imposta progressiva.

[206]. Di tutta l’opera del Catasto, del modo cioè della esecuzione che era più volte innanzi andata fallita, scrive il Cavalcanti essere stato inventore un Filippo da Diacceto, «uomo di sottile ingegno e molto esperto ragioniere; e con la penna in mano mostrò il modo d’avere danari: e per cosiffatto scaltrimento fu fatto il Catasto, là ove tutti i patrizi ebbero la soma col soprassello.» (Tomo II, pag. 480.) — Ma sulla materia del Catasto è poi da vedere il libro citato del signor Giuseppe Canestrini.

[207]. Cavalcanti, lib. IV, cap. 12.

[208]. Cambi, Storie (Deliz. Erud., tomo XX, pag. 162 e seg.).

[209]. Cronichetta Volterrana (Archivio Storico, Appendice III, pag. 318).

[210]. Cavalcanti, lib. V. — Commentari di Neri Capponi. — Ricordi del Morelli. — Ma soprattutto è da vedere il libro più volte citato delle Commissioni di Rinaldo degli Albizzi. In esso manca la Commissione LIV a Volterra, essendo le carte che la risguardavano strappate di dentro al libro; ed il signor Guasti per buone ragioni suppone che fossero levate di mezzo e distrutte da Rinaldo stesso, perchè tra le cose fatte a Volterra ve n’era di quelle che Rinaldo avrebbe voluto abbuiare e forse ancora egli medesimo obliare. Abbiamo però in quell’egregio volume le Consulte e non poche lettere della Signoria, che bene illustrano tutto quel fatto di Volterra.

[211]. Commentari di Neri Capponi.

[212]. Il Doge avrebbe detto a Marcello Strozzi, che andò a Venezia per la seconda pace di Ferrara: «Saprete voi, Fiorentini, gastigare quel tristo del Signore di Lucca?» (Ivi.)

[213]. Gli aveano risposto, che la Repubblica di Firenze non era consueta spoppare bambini. (Cavalcanti, lib. XI, cap. 6. — Poggio, Storie, lib. VI.)

[214]. Scrive Leonardo Aretino nei Commentari, che moltitudo urbana mirabilmente appetiva la guerra di Lucca. — Questa città era stata sul punto di essere venduta da Braccio per cento mila fiorini. «Era Gino Capponi Gonfaloniere di giustizia, e il popolo voleva l’impresa; tennesene Consiglio, e determinossi del no pe’ savi uomini.» (Ricordi del Morelli, anno 1418.)