[215]. Ricordi del Morelli, pag. 28.

[216]. Un cartolaio che aveva votato la guerra contro Lucca ne chiese più anni dopo assoluzione dal Comune dei Lucchesi. (Vedi le Commissioni dell’Albizzi, tom. III, pag. 211.)

[217]. Sono da leggere queste parole nel Cavalcanti, lib. V, cap. III, donde le trasse il Machiavelli: e l’Ammirato scrive, trovarsi quel discorso in molti giornali o zibaldoni che si scrivevano dai contemporanei. Il corpo di lui andò scoperto alla sepoltura, seguito da Cosimo e da Lorenzo suoi figli con altri ventotto della Casa Medici vestiti a bruno, e dai magistrati della Repubblica e ambasciatori che allora erano in Firenze: costò il funerale tre mila fiorini. È con la moglie sepolto sotto ad una bella tavola di marmo in mezzo alla sagrestia di San Lorenzo.

[218]. Cavalcanti, tomo I, pag. 296. — Poggio, Storie, pag. 180.

[219]. Commentari di Neri Capponi.

[220]. Cavalcanti, tomo I, lib. V. — Examina di Niccolò Tinucci, che sta con le Istorie di Michele Bruto volgarizzate dal P. Stanislao Gatteschi. — Tra’ primi Dieci, con Neri di Gino e con Nerone di Dionigi Neroni e con l’ambiguo Ser Martino, furono Alamanno Salviati uomo aderente a parte Medicea, ed un artefice delle minori Arti per nome Puccio d’Antonio Pucci, di scaltro ingegno e che fu a Cosimo grande strumento. Dipoi tra’ Dieci, che ogni sei mesi mutavano, troviamo due volte Cosimo de’ Medici ed una Lorenzo suo fratello, con altri dei loro; poi Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, e degli antichi della Repubblica Lorenzo Ridolfi e Agnolo Pandolfini, e fino allo stesso Niccolò da Uzzano che molto aveva biasimato quella guerra.

[221]. Vedi le lettere di Rinaldo e quelle dei Dieci a lui da’ 6 a’ 18 marzo 1429 stile fiorentino. Commissioni ec, tomo III.

[222]. Il Cavalcanti, che fu autore di tanto feroci accuse, toglie a sè ogni fede co’ vituperi nei quali avvolge, non che Astorre, tutta la schiatta di lui: nè il Machiavelli altro poi fece che tramandare alla posterità le cose apposte dal Cavalcanti. — Il Gianni era in campo a’ 9 febbraio, e disse a Rinaldo «avere chiesto licenza perchè non voleva stare ai pericoli e agli stenti di qua, e che di lui si tenga costà dei ragionamenti ch’egli ha sentiti ec.» Dipoi faceva pure conto rimanere, tanto che ai 18 dello stesso mese praticava affinchè ai Dieci fosse rappresentato com’egli nel campo fosse utile e necessario. Dei fatti del Gianni è un molto ampio, e noi teniamo giusto, processo nelle note apposte dal signor Guasti a quel che risguarda l’assedio di Lucca.

[223]. Lettere del 9 e una dei 18 febbraio. Commissioni ec., tomo III.

[224]. Commentari di Neri Capponi. — «Fu cosa da fanciulli; perdessi tempo e danari e opere, per avventura fiorini quarantamila, e niente riuscì: ma restò in vergogna e danno.» (Ricordi del Morelli, pag. 87.) — Vedi pure lettere de’ 6 e 8 marzo, Commissioni di Rinaldo, tomo III.