[225]. Cavalcanti, Storie, lib. VI, cap. 15. — Filippo de’ Nerli, assommando confusamente quei fatti, attribuisce all’invidia dei contrari le querele date così a Giovanni Guicciardini come ad Astorre ed a Rinaldo.

[226]. Poggio, Stor. Fior., lib. VI. — «Il Duca mandò ambasciatori a noi, che dicevano ch’ei voleva mantenere la pace; e mostrocci amorevolezza, che ci donò lioncini; e due anni il palio di San Giovanni offerse a San Giovanni con l’arme sua, acciocchè noi ci dimesticassimo con quell’arme.» (Ricordi del Morelli, pag. 88.)

[227]. «Odievoli motti per li nostri male ammaestrati figliuoli per tutta la città si cantavano: Ave Maria grazia piena, dopo Lucca avremo Siena: e altri cantavano: Guarti (guardati) Siena, che Lucca triema.» (Cavalcanti, lib. VI, cap. 18.)

[228]. Cavalcanti, lib. VI, cap. 24, 25.

[229]. «Dissesi il Duca n’avea ritratto, tra danari e gioielli, la valuta di duegento mila fiorini. Così si diceva in Firenze, ma credo più.» (Ricordi del Morelli, 93.) — Il Cavalcanti però afferma, che il Duca e lo Sforza non ne cavarono quanto si credevano.

[230]. Tommasi, Storia di Lucca (Archiv. Stor., tomo X, lib. 2, cap. 9). — Malavolti, Storie di Siena, lib. II, parte 3ª. — «Si disse in Firenze, che lo Sforza per cento mila ci dava Lucca, e che Niccolò da Uzzano non volle; ed è vero, perchè ci metteva ne’ Borghi di Lucca. Se l’avessimo acquistata non so.» — «Vedesi che i Fiorentini erano bareggiati, e perchè alcuni ingrassavano, a tutto consentivano.» (Ricordi del Morelli, 93.)

[231]. Neri Capponi, Commentari.

[232]. Malavolti, Storia di Siena. — Vedi le Istruzioni e Relazioni della Repubblica di Siena dal 1428 al 31, pubblicate nell’Appendice all’Istoria del Cavalcanti.

[233]. Tommasi, Storia di Lucca, lib. III, cap. 1. — Poggio, Stor. Fior., lib. VI. — Neri Capponi, Commentari. Da una Commissione a Neri Capponi, che fu rinviato al Campo con altri due cittadini, s’intravede la poca fede che ponevano nel Capitano quattro giorni prima della battaglia. (Archivio di Stato.)

[234]. Solo in una notte quattordici castella aveano mandate al Piccinino le chiavi, e gli ufficiali della Repubblica, dei quali aveano gli abitatori più da lagnarsi, vi rimasero prigioni. — «Io non ho forse meno terre avute (diceva il Piccinino) per mancamenti de’ cittadini, che per nimicizia dei villani. Questo è perchè mandano per guardia delle fortezze lavoranti di lana; ai quali danno a quella ragione il dì di soldo che alle botteghe avevano di salario.» — Giovanni Aguto avea detto una volta ad Andrea Vettori, che andasse a fare dei panni, e a lui lasciasse governare l’esercito. (Cavalcanti, lib. VII, cap. 25 e 33.)