[245]. «Io dico che quella cosa ch’è di tutti, è grandissima stoltizia riconoscerla da pochi uomini; ognuno c’è per lo cuoio e per lo pelo, secondo il suo grado e la sua facoltà: a me pare che sia somma prudenza quello che non si può vendere, saperlo donare; con la legge tutto si governi ec.» Parole di Rinaldo. (Cavalcanti, lib. I, cap. 7.)
[246]. «Averardo e Giovanni di Puccio ne scrisse in tuo servizio — tutto conferisci con Ser Martino come con padre.» (Lettera di Rinaldo degli Albizzi ad Ormanno suo figlio, 3 febbraio.) — «Veggio quello t’ha detto Nanni Pucci, che è segno di buona amicizia: Averardo de’ Medici anche me ne scrive da Pisa.» (20 febbraio.) — «Dillo con Ser Martino e con N. Pucci e con chi ti piace; non t’allargare con troppi.» (Ivi.) — «Quanto scrivi di Cosimo e d’Averardo e d’Alamanno ec.» (13 marzo.) Queste ed altre parole confermano che Rinaldo avesse allora buona intelligenza con gli amici di Cosimo e con lui medesimo.
[247]. Vedi, tra le altre, la lettera ad Ormanno de’ 31 gennaio.
[248]. Examina del Tinucci, che va con le Storie di Michele Bruto.
[249]. Storie di Domenico Boninsegni e Ammirato.
[250]. Neri ne’ Commentari scrive essere stato confinato per una legge che si chiamava degli Scandalosi et majorità (così anche un nostro MS.): intendeva bastare a vincere il partito il maggior numero delle fave, senza bisogno dei due terzi che per il solito ci volevano a tali condanne. Le molte pratiche intorno a questa legge sono riferite distesamente dal signor Guasti nelle Prefazioni da lui aggiunte alle Commissioni di Rinaldo degli Albizzi, tomo III, pag. 167 e seg. — Intorno alle pratiche di Neri col Papa, le quali furono a lui causa del bando, vedi Platina, Vita Nerii Capponi (in Muratori, Rer. Ital. Script., tomo XX, col. 480-90).
[251]. Lettere dei 6 e 12 marzo 1430.
[252]. Quanto all’ufficio di Senatore di Roma tenuto dall’Albizzi, vedi l’Appendice VI, tomo III delle Commissioni.
[253]. Examina del Tinucci.
[254]. Vedi Cavalcanti, lib. VII, cap. 8; e Tinucci.