[263]. Fabbroni, Vita di Cosimo, pag. 96.
[264]. Della Pratica tace affatto il Cavalcanti, e così pure il Machiavelli. — Forse dei nostri lettori taluno ricorda come nell’anno 1396 fosse pigliato con lo stesso inganno Donato Acciaioli: vi ebbero molte circostanze somiglianti, ma era il caso troppo diverso.
[265]. Fabbroni, Vita di Cosimo, pag. 75. — È un ordine dato in forma di bullettino al Capitano del Popolo, perch’egli abbia a fare eseguire la detta sentenza.
[266]. Cavalcanti, Storie.
[267]. Ricordi di Cosimo. — Fabbroni, Vita.
[268]. Cavalcanti. — Ammirato.
[269]. Cambi, Storie (Deliz. Erud., pag. 187).
[270]. «Si volsero a ridurre la terra secondo l’uso del buon vivere e pacifico, e a fare che niuno cittadino avesse più autorità l’uno che un altro, se non quella che gli avevano dato la sorte e la dignità — non pensavano che avevano a fare con un potente nemico.» — Sono parole del buon libraio Vespasiano da Bisticci, che amico a Cosimo del quale scriveva la Vita, era poi anche un fiore di galantuomo. E in altro luogo aggiunge egli: «Non tolsero lo stato a persona, ma dettenlo a tutti quelli che lo meritavano.»
[271]. Il Cavalcanti compose (com’è suo costume) una lunga diceria dell’Albizzi a fine di persuadere la chiamata dei Grandi a parte della Repubblica, ed una di Mariotto Baldovinetti che dissuase il partito. Dell’una e dell’altra il Machiavelli diede un estratto; ma sembra a me sotto quei due nomi avere voluto il Cavalcanti spiegare a disteso come l’aiuto dei Grandi ci volesse a reggere in piedi quel debole Stato, e come i Grandi, cercati forse, non se ne degnassero.
[272]. La Repubblica s’era intromessa per la liberazione del Tolentino. Il primo d’aprile 1435 la Signoria scrive a Neri Capponi ambasciatore a Venezia: «Questo dì c’è di nuovo che Niccolò da Tolentino è morto. Il modo della morte, secondo che scrive Niccolò Piccinino a’ figlioli, fu che andando del borgo di Val di Taro ad altro luogo per stanza, gli cadde addosso il cavallo che cavalcava, et così morì. Questo è secondo lo scrivere; la verità non sappiamo.»