[273]. Commentari di Neri Capponi. — Boninsegni. — Giov. Morelli, Ricordi. — Machiavelli, lib. V. — Scipione Ammirato, lib. XX.
[274]. Ricordi di Cosimo de’ Medici; Fabbroni, pag. 99.
[275]. Il Cavalcanti (lib. IX, cap. 27) dice «che la Signoria di Venezia commise inoltre a certi suoi ambasciatori che erano per le faccende della Lega in Firenze, che a’ nostri ufficiali del Catasto favoreggiassero la posta di Cosimo come Veneziano cittadino.»
[276]. Quando nel 30 andò a Verona fuggendo la peste, menava con sè Niccolò Niccoli, quell’insigne ritrovatore di antichi libri greci e latini, e Carlo Marsuppini d’Arezzo che fu poi segretario della Repubblica.
[277]. Fabbroni, Vita di Cosimo, note a pag. 86, 87. — Romanin, Storia di Venezia, lib. X, cap. 7.
[278]. Nel Catasto del 1427 la posta di Palla Strozzi era superiore a quella di Giovanni de’ Medici e ad ogni altra: quegli pagava cinquecento sette fiorini, questi trecento novantasette. (Canestrini, lib. cit.)
[279]. Vespasiano da Bisticci, Vita di Agnolo Pandolfini.
[280]. Cavalcanti, lib. X, cap. 7. — Nella vita manoscritta di Palla Strozzi, che abbiamo insieme con le altre vite della famiglia scritte da Lorenzo Strozzi fratello a Filippo, si nega l’andata un po’ ridicola del buon Palla, attribuendone l’invenzione al Machiavelli: si vede che Lorenzo Strozzi non aveva notizia delle Istorie del Cavalcanti.
[281]. Storia di Iacopo Pitti, lib. I.
[282]. «Il Papa aveva l’animo a volere il dominio della città, perchè gliene fu data intenzione.» (Commentari di Neri Capponi.)