[303]. «Il Conte pose campo a S. Maria di Castello (che prima il Piccinino aveva espugnata), e piantovvi una bombarda grossa di gitto di libbre 530: in quattro pietre che trasse dalla bombarda nel pedale della Torre, la fece cadere.» (N. Capponi, Commentari.)

[304]. I Dieci nelle lettere a Neri insistono di continuo perchè sia dato il guasto alle terre dei Lucchesi. «Il guasto si dia senza più indugio, perchè per tutto Firenze non si grida altro; e se caso sopravvenisse che non si potesse fare, credaremmo esserne lapidati.» (Aprile 1437.) «Una delle maggiori e migliori sicurtà che possiamo avere etiandio essendo d’accordo con loro (co’ Lucchesi), è ch’eglino abbino bisogno d’essere pasciuti da noi e dalle terre nostre.» — «Co’ Lucchesi non è da stare a speranza d’accordo, perchè sono più gagliardi che innanzi perdessero il contado.» (Luglio 1437.)

[305]. Commentari di Neri Capponi.

[306]. «Si rannuvola verso la Marca, e dubitiamo che al Conte non convenga fare provvedimenti.» — «Tu dii che il Conte ti pare impensierito perchè crede dovere essere richiesto dalla Signoria di Vinegia, ec.» (Lettere citate.)

[307]. Insin da principio i Veneziani a quella guerra battevano freddi, e per la dimora che il Conte faceva intorno a Lucca nasceva qualche ruggine tra le due Repubbliche. Si trattava co’ Lucchesi accordo, e i Dieci scrivono: «Noi abbiamo ammirazione di quello scrivi dell’ambasciatore di Vinegia, che sia intervenuto nella pratica, perchè a questa materia non vorremmo balii.» Neri aveva scritto: «Mentre il Conte era in ragionamento meco, l’ambasciatore di Vinegia se ne venne là senza essere chiamato; che mi parve presunzione. Avvisatemi come mi ho a governare, ec.» (Lettere citate.)

[308]. Boninsegni, Storie. — Machiavelli, lib. V. — Ammirato, lib. XXI. — Tommasi, Storia di Lucca. — Il Papa in Bologna si era molto adoprato per la pace, andando persino ad offrire ai Fiorentini giurisdizione in Lucca, dove eleggessero essi il Potestà: non ci credeano, ma pure inviarono a Bologna Nerone di Nigi; poi non ne fu altro. (Lettere citate.) E se ne trova pure discorso in altre a Neri; il quale avendo ne’ primi d’agosto lasciato il campo sotto Lucca, ma essendo tuttora dei Dieci, era ito a Genova ambasciatore nell’ottobre di quell’anno stesso per causa di mercanzie.

[309]. Machiavelli.

[310]. Abbiamo (Archivio Storico, tomo XIII, pag. 299) un documento del 31 agosto 1438, per la restituzione di due mila fiorini d’oro prestati da Cosimo e Lorenzo dei Medici, per mezzo di loro soci residenti in Basilea, alla nazione Germanica rappresentata in quel Concilio, che avea promesso di rimborsarli sulle indulgenze pubblicate ivi a favore di chi desse mano alla riconciliazione dei Greci alla Chiesa.

[311]. Cavalcanti, Storie, lib. XI, cap. XIII.

[312]. Abbiamo esemplari dell’atto di unione nella biblioteca Laurenziana e nell’Archivio di Stato; sono grandi cartapecore con le sottoscrizioni di mano del Papa e dell’Imperatore e de’ Padri del Concilio. — Ved. Cecconi, Studi storici sul Concilio di Firenze.