[353]. Cavalcanti, Seconda Storia. — Storia di D. Boninsegni. — Cambi, idem. — Morelli, Ricordi, (Deliz. erudiz., tomo XIX.) — Machiavelli, lib. VI.
[354]. Un Sonetto satirico, pubblicato nell’Archivio Storico Italiano, tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.
[355]. Vespasiano, Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo.
[356]. Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)
[357]. Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444: «Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno, nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.
[358]. Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli; infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (Commentari di Neri Capponi, col. 1201.) Cavalcanti, Seconda Istoria, cap. XXXIII. — Boninsegni, an. 1446. — Fabroni, Vita Cosmæ, pag. 170 dei Documenti.
[359]. Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione, prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva che fosse ingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo peso.
[360]. «Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe molti disegni.» (Capponi, Commentari.)
[361]. Cavalcanti, tomo II, pag. 265; e Vespasiano, Vita di Niccolò V.
[362]. Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi però nei Commentari suoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)