[473]. Abbiamo la data 28 gennaio 1475 nei Ricordi del Morelli, gli altri tacendo quella Giostra ed i moderni scrittori avendo confusa questa col Tornèo più grande e solenne che aveva tenuto Lorenzo l’anno 1469. Quindi affermarono che il Poliziano fosse in età di soli quindici anni quando cominciava il Poemetto: ne aveva ben venti nel principio del 75, e ventiquattro ne avrebbe avuti quando il Poema fosse scritto un poco prima della congiura de’ Pazzi e interrotto quindi per la morte di Giuliano; il che a noi sembra essere congettura fra tutte probabile. Dove il Poeta nella quarta Stanza dice che all’ombra di Lorenzo

«Fiorenza lieta in pace si riposa

Nè teme i venti, o ’l minacciar del cielo,

Nè Giove irato in vista più crucciosa,»

allude manifestamente alle ire di Sisto IV, le quali precessero al caso dei Pazzi.

[474]. Ricordi d’Alamanno Rinuccini, pag. 125 e seg.

[475]. La formula delle sentenze diceva: «Magnifici Octoviri Custodiæ et Baliæ Civitatis Florentiæ in numero sufficienti collegialiter congregati, intellecto et recepto qualiter etc. — Et idcirco habito super prædictis omnibus et singulis sano et maturo consilio etc.; deliberaverunt, scribunt, commictunt, imponunt et mandant vobis Præsenti Domino Potestati dictæ Civitatis Florentiæ quatenus vigore præsentis deliberationis, ac commissionis et bullettini, per vestram sententiam declaretis, pronuntietis et sententietis dictos etc. — Nota che sempre al Potestà dicevano Voi, «quel Voi che prima Roma sofferìe» e che era dato alla Sovranità. (Sentenze pubblicate tra i Documenti di corredo all’edizione del Commentario della Congiura de’ Pazzi per Angiolo Poliziano. Napoli, 1769.)

[476]. L’Allegretti nel Diario Senese (R. I. S., tomo XXIII, e. 782), e il Malavolti, Istoria di Siena, accusano apertamente i Fiorentini che dessero mano al conte Carlo ed ingannassero i Senesi con belle parole: «ci mandavano ogni dì una buona lettera, e il Conte Carlo ogni dì una cavalcata.» (Cronica citata.) — La corrispondenza di Lorenzo de’ Medici con la Signoria di Siena, che abbiamo in copia, si trova interrotta dall’anno 1476 all’anno 1482.

[477]. L’attentato del Porcari non giunse all’effetto, i Pazzi ed il Fieschi riuscirono a mezzo, gli uccisori di Galeazzo e quei d’Alessandro de’ Medici e di Pier Luigi Farnese compierono il fatto; ma tuttavia gli Sforza regnarono a Milano, e a Firenze i Medici, e i Farnesi a Parma; nessuno mai degli uccisori scampava la vita.

[478]. Tra questi è da porre Alamanno Rinuccini, che poi si mostra benevolo ai Pazzi: ed egli era stato compagno al Medici nelle ambascerie e negli uffici di maggior conto.