[499]. Ricordi d’Alamanno Rinuccini, pag. 130. — Per le Condotte d’Ercole d’Este e d’altri, vedi Archiv. Stor., tomo XV.
[500]. Vedi l’amplissima Provvigione della Repubblica (Fabroni, pag. 191); dove è statuito, tra le altre cose, che la figlia Margherita, la quale era scritta al Monte delle Doti creditrice di fiorini 290 al primo gennaio 1486 (quando ella entrava nella età nubile), avesse un’aggiunta di altri 500 fiorini di dote. E che la famiglia di Donato, ch’era segnata per quattro fiorini a ciascun sesto di gravezza, venisse gravata per quindici anni d’un solo fiorino ec.
[501]. Memoires de Comines; lib. VI, cap. 5. — Vedi una lettera molto risoluta di Luigi XI a Sisto IV, nella Cronaca del Malipieri; Archiv. Stor., tomo VII, parte I, pag. 247.
[502]. Epist. Iacobi Ammannati Cardinalis Papiensis; 16 luglio 1478. Segue una lettera a lui di Iacopo Antiquario letterato Perugino, e tutto devoto alla causa di Lorenzo.
[503]. Raynaldi Annales Ecclesiast.; il quale è da consultare con fiducia per tutto quel fatto narrato da lui con diligenza ed ischiettezza. Oltre al Breve di Sisto IV, riferisce assai documenti; e tra gli altri la risposta che diede il Papa agli Oratori francesi conforme ai consigli del Cardinale di Pavia. È tratta dai Diari di Iacopo Volterrano scrittore apostolico (Rer. Ital., tomo XXIII), il quale non vuolsi confondere con Raffaele Maffei Volterrano, autore anch’egli più volte allegato dallo stesso Rainaldo. — Iacopo, ch’era stato segretario e grande amico all’Ammannati, continuava ne’ suoi Diari, pei tredici anni di Sisto IV, i Commentari del Cardinale.
[504]. Diceva il Senato all’oratore pontificio: «e perchè la Santità Sua, a petizione d’altri e per satisfare a dishoneste voglie e appetiti di chi si sia, offende quelli (i Fiorentini) e spiritual e temporalmente, volemo che la Beatitudine Sua sapia che nui insieme cum loro, et cum el Stato de Milan unitissimi, et temporal et spiritualmente defenderemo i stati, honor et dignità della nostra confederation ec. Et non si speri la Beatitudine Sua nè altri poter cuoprire e’ fini de no’ buoni pensieri soi, cum ch’el non offende la città di Fiorenza, ma Lorenzo in ispecie: perchè ben intendemo tutti nui, questa offesa no’ esser fatta più alla particularità de Lorenzo, innocentissimo da tutte quelle calunnie li sono apposte, che al presente stato e forma de governo de la città di Fiorenza, ec.» (Romanin, Storia di Venezia, tomo XIV, pag. 390.)
[505]. Il Fabroni vidde, d’antica stampa, una invettiva molto virulenta di Cola Montano contro a Lorenzo de’ Medici. Cola era stato col Conte Girolamo Riario, e poi nell’anno 1482 pare insidiasse alla vita di Lorenzo, quando nel recarsi da Genova a Roma fu nelle Maremme preso da certi che ne seguivano le traccie, ed a Firenze condotto. L’Oratore d’Ercole da Este racconta il caso e infine aggiugne: «Credo capiterà male.» (Atti e Memorie delle Deputazioni di storia patria delle provincie Modenesi e Parmensi, vol. I, fasc. III, pag. 259.) — La Legazione di Piero Capponi, che abbiamo in copia, non contiene altro che le lettere d’ufficio a lui dei Dieci; le sue da Lucca non si rinvengono.
[506]. Guicciardini, Opere, tomo III. — Machiavelli, lib. VIII. — Ammirato, lib. XXIV.
[507]. Narrazione della Congiura dei Pazzi, scritta da Filippo Strozzi Seniore.
[508]. Il Malavolti, nell’Istoria di Siena, pubblicava l’accennata lettera di Lorenzo de’ Medici ai Duchi d’Urbino e di Calabria.