[9]. Quando a frenare le usure più ingorde vennero in Firenze chiamati gli Ebrei, ebbero proibizione d’imprestare a frutto più alto. Nell’anno 1420 uscì divieto di fare contratti a usura col pegno a più di 5 danari al mese, ch’è il 25 per cento all’anno; più tardi si trovano imprestiti fino al 30 per cento. (Pagnini, Sulla Decima, tomo II, pag. 139.)

[10]. Un altro Monte fecero per la guerra di San Miniato, dove il capitale era solamente raddoppiato, così venendo a fruttare il dieci; si chiamò il Monte dell’uno due. (March. Stefani, lib. XI, rubr. 883.)

[11]. «Ancora si fece legge; conciossiacosachè molti incantavano del Monte, e diceano: lo Monte vale 30 per centinaio questo dì; io voglio fare teco una cosa, io voglio poterti dare oggi a un anno, ovvero tu dare a me, quanto a 31 per cento; che vuoi ti doni e fa’ questo? e cadeano in patto; poi stava in sè. Se rinvigliavano, li comperava, e se rincaravano li vendeva, e ne promutava qua e là il patto 20 volte l’anno. Di che vi si puose su gabella fiorini 2 per cento a ogni promutatore.» (March. Stefani, lib. IX, rubr. 727.)

[12]. Cavalcanti, Storie, tomo I, pag. 416; tomo II, pag. 463.

[13]. «Veramente credo che comunemente già fa cinquanta anni, dal Mugello si sarebbe tratto diecimila uomini d’arme; ma i’ credo sicuro sieno diminuiti, come negli altri paesi tutti, e sì per la mortalità e sì per le guerre e gravezze, per le quali è suto forza a una gran gente il partirsi per non avere a stentare in prigione.» (Cronaca del Morelli, pag. 223.)

[14]. Matteo Villani, lib. III, cap. 36. — Intorno al vivere del popolo di Firenze in quelli stessi anni qualcosa può trarsi da un capitolo dove l’autore dei Centiloquio, Antonio Pucci, descrisse non senza vivezza le genti che praticavano in Mercato Vecchio, e le cose che ivi si vendevano. (Deliz. Erud., tomo VI, pag. 267.)

[15]. Vedi 1º vol., lib. III, cap. V; e Statuto Fiorentino, tomo II, pag. 195.

[16]. Vedi 1º vol., lib. III, cap. IV e V.

[17]. Quando una parte degli Albizzi, mutato casato, si chiamò degli Alessandri, tolsero entrambi le armi dall’arte ch’esercitavano, della Lana: gli Albizzi presero le Matasse, e gli Alessandri la Pecora.

[18]. Tumulto de’ Ciompi, di G. Capponi.