Quindi cessata ogni pratica, mandava Clemente all’Arcivescovo di Capua dei suoi più fidati i quali gli aprissero tutta la mente sua; e poco appresso tornato Filippo Strozzi, persuadeva facilmente Francesco Vettori suo amicissimo. Furono anche fatti venire Francesco Guicciardini e Baccio Valori; e tutti questi essendo ridotti in Firenze, si radunò la Balìa, dove si vinse una Provvisione per cui fu data autorità alla Signoria d’eleggere Dodici cittadini, i quali insieme col Gonfaloniere di giustizia avessero per la riforma dello Stato e del Governo facoltà amplissima; non però accennando nel Proemio altro che a riforme da essere grate all’universale, come sui giudizi della Ruota e sulle Decime. Indi a pochi giorni, nel nome di questi Riformatori, usciva una Provvisione dove, per dare fermezza al presente Governo e posare gli animi, era una serie di articoli i quali mutavano a un tratto il governo in principato d’un uomo solo; benchè mostrassero, con sottile ma inutile studio, che agli aboliti Magistrati dovessero altri sostituirsi per voti o a sorte, com’era costume in Firenze.
Il primo articolo provvede e ordina questo modo: «Che per l’avvenire in alcun tempo non si crei nè creare si debba più il magistrato della Signoria nè il Gonfaloniere di Giustizia, ma s’intenda dopo il presente mese d’aprile in tutto annullato ed estinto tal magistrato.»
Col secondo articolo, la Balìa viene trasformata in un consiglio che si chiamò dei Dugento, sebbene il numero fosse maggiore.
Dipoi gli stessi Riformatori del Consiglio dei Dugento traggono e istituiscono un Consiglio di Quarantotto cittadini, col nome anche di Senato, i quali abbiano autorità di vincere tutte le provvisioni di danaro ed altre spettanti al Comune, e di eleggere ai principali ufizi e magistrati di dentro e di fuori. La Provvisione contiene i nomi dei primi chiamati a formare il Senato dei Quarantotto.
In luogo e in vece della Signoria ordinano che abbiano ad essere Quattro Consiglieri, eletti di tre mesi in tre mesi dal numero dei Quarantotto, i quali rappresentino i Signori, e abbiano per Capo, con tutta l’autorità che era del Gonfaloniere, il Duca Alessandro dei Medici col nome di Duca della Repubblica Fiorentina, e dopo lui i suoi legittimi discendenti maschi, e quindi i più prossimi nella famiglia Medici, sempre per via di primogenitura.
Il Duca in perpetuo abbia grado di Proposto nel Magistrato dei Quattro Consiglieri, i quali nulla possano fare senza di lui o di persona da lui medesimo delegata, ed ogni cosa che facessero senza lui sia irrita e nulla.
Al Consiglio dei Dugento spetti di vincere le provvisioni attinenti a particolari persone o a Comunità del Dominio, e di eleggere agli ufizi minori.
Nè i Quarantotto nè i Dugento, nè altri Magistrati, possano adunarsi senza la presenza del Duca o suo sostituto, a cui spetti di proporre tutti i partiti; nè ad altri sia lecito.
I Quarantotto e i Dugento sieno a vita, e si rinnuovino per via d’Accoppiatori con certe forme, le quali è inutile qui descrivere.
Non abbiano assegna di provvisione, ma di essi un certo determinato numero debba entrare nei principali Magistrati o ufizi salariati.