Ecco quel che fa l'italiano. Butta la parole, quali sono suggerite dal numero delle sillabe ch'ei vuole rappresentare e dall'ordine alfabetico della prima lettera di esse, senz'altra intenzione veruna. Poi salta a dirittura ad infilzare dettati e proverbi morali da servir di lettura al ragazzo, che li legge senza intenderli e senza profittarne, perché le idee astratte, di cui sono composti, ei non sa raccoglierle, non sa applicarle a' casi concreti. Costituito cosí mero pappagallo e niente piú, il fanciullo lo si fa camminare alle favole; le quali sono altre idee astratte, intorbidite ancor piú dal velo dell'allegoria, e gli presentano, nuotanti in un mar di menzogne, alcune magre veritá morali, non proporzionate né al suo intendimento né alle occorrenze della sua freschissima vita. Che dagli apologhi l'uomo giá adulto, ed avvezzato a riconoscere le relazioni tra cose e cose, possa qualche volta ritrarre diletto insieme ed utilitá, non è da negarsi. Ma che il fanciullo debba astenersi dall'invidia per lo spavento d'averne veduta crepare una rana, chi 'l può credere in buona coscienza? Del resto, i piú savi scrittori intorno a siffatte materie hanno giá gridato tanto contra il mal uso delle favole nell'educazione de' ragazzi, e il discredito n'è ora sí generale, che il piú dirne sarebbe un lanciar sassi contra un cadavere.
Dopo le favole vengono nel libro italiano le regole della civiltá; e su queste non ha luogo censura di rilievo, salvo che potrebbono essere meno aride e piú rivolte alla vera decenza morale che non all'esterna decenza delle abitudini.
Il restante del libro contiene il catechismo, la formola delle preghiere, l'abbaco, e per ultimo il modo di servire la messa secondo il rito romano e secondo il rito ambrosiano.
Per lo contrario, veggasi ora quel che si faccia dall'autore tedesco. Mirando egli non solo ad esercitare meccanicamente nella lettura il fanciullo, ma ben anche ad arricchirgli a poco a poco la mente di nozioni utili, facili e dipendenti in certo modo le [p.223] une dalle altre, fa succedere al solito congegnamento delle sillabe una specie di vocabolarietto (pagina 14 e seguenti), ove registra sotto separati capi ora le diverse parti del corpo umano, ora le diverse parti d'una casa, e le diverse suppellettili, e le parti del vestito, e cosí via. Codesta enumerazione ei la interseca, mettendo in moto i verbi che indicano l'uso o determinano l'azione di chi adopera tale o tal altro oggetto, di chi si giova di tale o tal altra circostanza. Col progredire delle pagine cresce la complicazione delle idee, fino a condurre il fanciullo a descrivere ciò ch'ei fa in casa, ciò che fa in iscuola, come ei si comporta co' suoi parenti, come col maestro, come co' superiori, cogli uguali, co' dipendenti: dal che si trae occasione d'istillargli la conoscenza e, per quanto il comporta la tenera mente sua, anche il sentimento della convenienza de' propri doveri. Cosí, senz'essere sbigottito dalla mistica severitá de' precetti, il ragazzo si trova in mezzo ad una morale applicata, che di certo è piú efficace di quante massime teoriche gli possono aggravar la memoria. Poi all'insipidezza degli apologhi sono sostituite altre nozioni esatte di cose e di fatti, come a dire notizie intorno i pesi e le misure, intorno le stagioni e i diversi lavori de' campi, e descrizioni delle varie arti e de' vari mestieri che piú cadono sott'occhio al fanciullo; e, per rallegrarlo anche alcun poco, la descrizione discende fino a' soliti giuochetti e trastulli della fanciullezza, scaltramente insinuando a quali sia da darsi la preferenza, e perché. Poi anche qui sono proposte molte massime morali e di civiltá, ma tutte convenienti all'etá prima, ma coordinate in modo che l'applicazione alle circostanze reali della vita del fanciullo sia o giá fatta, o facilissima a farsi da lui stesso. Ed in una storietta che il maestro racconta, ed in altre sentenze ch'egli detta a' fanciulli, contengonsi alcune idee piú elevate di morale civile e religiosa, nelle quali, quantunque non si possa dissimulare il consueto peccato delle idee astratte, pure il vizio può dirsi minore che non nel libro italiano, essendosi dal tedesco qui almeno fatto qualche sforzo per inclinarle al concepimento puerile. Nel rimanente del libro stanno le regole del compitare e della buona pronuncia.
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Ora il solo paragone tra il libro italiano attualmente in uso e quello mandato da Vienna parmi sufficiente a determinare in favor dell'ultimo la preminenza. E tale è l'opinione mia, ove non d'altro si parli che dell'idea e del piano generale dell'opera. Né da questa opinione mi sconforta la mancanza nel libro tedesco d'un preciso catechismo, delle precise formole delle preghiere e del modo di servir la messa secondo i due riti, poiché nelle nostre scuole è provveduto a ciò bastantemente da chi è incaricato dell'istruzione religiosa.
Ma applicar questo libro, tal qual è, alle scuole minori di Lombardia è cosa ch'io reputo non troppo conveniente. Scritto per la Germania, esso ha relazioni a trastulli, a costumanze, ad abitudini che non sempre sono uguali alle nostre; e vi domina, a dir vero, troppa monotonia in quanto alle forme dell'esposizione. Lo studiare è giá per se stesso una noia a' poveri fanciullini, sicché il raddoppiarla loro coll'eterna ripetizione degli stessi modi e delle stesse uscite de' verbi e della stessa architettura de' periodi ed enunciazioni, parmi né caritatevole né destro consiglio per un buon maestro.
E però, ritenuta l'idea generale, lo scopo e 'l materiale di questo libretto, credo che, a volerlo applicare alle nostre scuole, sia d'uopo non di tradurlo esattamente, ma di modificarlo e rifonderlo, per cosí dire, alcun poco. Nella stessa maniera che l'autore tedesco si è manifestamente giovato d'altri libri consimili inglesi e francesi, giovisi nel suo lavoro il compilatore italiano di que' soccorsi che l'arte dell'educazione ha resi abbondanti a' dí nostri; e, conservato tutto il buono che pure è molto del libretto tedesco, vi tolga e vi aggiunga quel tanto ch'è necessario a renderlo veramente vantaggioso alla prima istruzione de' ragazzi. Il libro sia pur sempre lo stesso in quanto allo spirito ed al metodo in totale; ma, se le circostanze diverse vogliono in esso diverse modificazioni, il negar d'apportargliele prima d'accoglierlo sarebbe un voler l'utile solo per metá.
Ristrignendo quindi il discorso, parmi, se pur non m'inganno, che si possa stabilire queste due proposizioni:
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