|Un altro|. No, no. Cerchi la traduzione francese di monsieur Bruguière.
|Grisostomo|. Di questa io non parlava, perché non trovo in essa quelle bellezze che veggo nelle altre due, e che, secondo il creder mio, non possono provenire che dall'originale.
|Il suddetto|. A ogni modo, meglio qualche cosa che niente.
|Grisostomo|. Sí, ma badate di non accusar poi Calidasa della noia che forse vi cagionerá monsieur Bruguière.
|Molti|. Tanto fa: vogliamo leggerla anche noi questa Sacontala.
|Grisostomo|. Avvertite per altro che per derivare diletto dalla lettura della Sacontala, qualunque sia la traduzione di cui vi serviate, vi bisogna formarvi prima una qualche idea del clima, della storia naturale, de' costumi, della religione degli indiani; perché in gran parte le bellezze di questo componimento derivano dall'affluente freschezza delle tinte locali. Intendo per «tinte locali» quella tale modificazione d'immagini, di pensieri, di sentimenti, di stile, che è propria esclusivamente o quasi esclusivamente di quello stato di natura umana e di quel momento di societá civile che il poeta piglia ad imitare. Un popolo posto sotto di un cielo sereno, su di un suolo ridente di fiori e di frutti, un popolo a cui tutte le bellezze della natura sono eterno spettacolo, deve sentir vivamente il piacere della vita. Traendo i suoi giorni il piú all'aperto, è naturale ch'egli contempli sempre le bellezze che lo circondano e che le descriva sempre con nuovo entusiasmo; è naturale ch'ogni minuta particolaritá da lui osservata nella natura gli mantenga perpetua nell'animo una serie di sentimenti tutti in armonia cogli oggetti ch'egli vagheggia: sentimenti che vengono poi a mischiarsi con tutti gli accidenti della sua vita. L'ardenza de' raggi del sole gli fa riporre la somma delle voluttá nella frescura dell'ombre, nella mite dolcezza del chiaro della luna, nell'aspetto de' ruscelli, nello spirare di un'auretta consolatrice. In lui il sentimento di queste delizie è sí permanente, che informa sempre in [p.145] qualche modo le idee concomitanti dei suoi concetti, e gli presta immagini di confronto ond'esprimere ogni altro suo godimento. Nella stessa maniera all'assenza di esse egli paragona sempre ogni sua pena. Aggiungete alla disposizione naturale l'educazione religiosa, la credenza nella metempsicosi; e cesseranno di parervi strani il rispetto e l'amore tenerissimo degli indiani pe' fiori, per gli alberi, per gli animali, ecc., amore che spira da capo a fondo in tutto il dramma di Calidasa. Vedrete in esso altresì una certa tendenza contemplativa. della quale, come giá s'è detto nel numero 25 del Conciliatore, bisogna cercare la ragione nella vita spesso sedentaria degli indiani.
La Sacontala è un dramma di cui l'argomento unico è l'amore. Questa passione vi è descritta dal suo nascere fino alle piú miserabili delle sue sciagure, attraverso le quali gli amanti giungono finalmente ad uno stato di pacata contentezza. Nella pittura degli affetti Calidasa tenne conto di tutte quelle gradazioni dilicate che costituiscono l'amor gentile de' popoli molto inciviliti, e delle quali non s'avvede pienamente che l'uomo conoscitore dell'uomo e innamorato un tempo anch'egli medesimo. Anche in ciò Calidasa pare Shakespeare. Ed anch'egli, a somiglianza del poeta inglese in alcuni drammi, occupa la mente ed il cuore de' lettori col rappresentar loro la semplice successione de' fatti, le semplici peripezie delle passioni, senza far derivare l'effetto drammatico da alcune assolute individualitá di carattere ne' personaggi del dramma. Sacontala, Dushmanta, Canna, ecc. ecc., sono persone che nulla hanno in sé di straordinario. Non vengono innalzate al disopra del comune se non quel tanto che basta per sollevarle all'ideale poetico. Ciò che a noi le rende interessanti non è il complesso del loro carattere particolare, bensí lo stato dell'anime loro, agitate da passioni comuni agli uomini in generale, ma con particolaritá di accidenti esteriori.
Lo scioglimento del dramma è operato dal concorso di una divinitá. È quindi uno scioglimento che per noi italiani ha del poco bello e che dee riescirci freddo; consideratolo per altro nelle sue relazioni col maraviglioso di religione, che domina [p.146] per entro a tutto il dramma, è conveniente all'armonia universale del poema e proporzionato alla fantasia degli spettatori indiani. Perché il maraviglioso della Sacontala faccia effetto sull'animo de' lettori d'Italia, fa d'uopo che questi colla fantasia loro si trasportino nei boschi sacri dell'Indostan, ed assumano in certo modo per alcun tempo le opinioni e le credenze de' popoli devoti a Siva, a Rama, a Visnú. Tanta mobilitá d'immaginazione non è, lo so anch'io, dote comune a molti; però non sará maraviglia se la Sacontala a molti riescirá insipida e noiosa. Le persone, alle quali una squisita pieghevolezza di fantasia concederá di sentire vivamente la fragranza di questo fiore dell'India, ne sappiano grazie alla duttilitá delle lor fibre; ma sieno tolleranti altresí del contrario parere di coloro che dalla natura hanno sortito minore versatilitá d'immaginativa[2]. Per ultimo…
|Uno de' lettori|. Benedetto quel «per ultimo»! Finiscila una buona volta.
|Grisostomo|. Due parole e mi sbrigo. Per ultimo ricordinsi i lettori della Sacontala di rimontare col loro pensiero ai costumi antichi dell'India, specialmente per ciò che risguarda la condizione delle donne. Questa in Europa ha migliorato dall'introduzione del cristianesimo in appresso; e nell'India, per lo contrario, dopo le conquiste musulmane ha peggiorato. Anteriori a quelle conquiste sono i tempi descritti nella Sacontala, quando l'influenza [p.147] de' maomettani e le massime della lor gelosia non avevano ancora rinchiuse le belle indiane ne' zenanas, ed esse esercitavano liberamente gli uffici dell'ospitalitá, e conversavano liberamente cogli uomini, de' quali erano considerate compagne e non serve.