|Dushmanta|. Dimenticati, o cara, della mia crudele ripulsa. Mettila in bando dalla memoria. Fu una frenesia violenta che mi vinse l'anima. Cosí, quando prevale il buio di una illusione, non giova santitá d'intenzioni; cosí un cieco, se la mano d'un amico gli cigne il capo d'una corona di fiori, la crede una serpe, e stolto se la strappa dal crine. {E le si getta a' piedi.}

|Sacontala|. Sorgi, o sposo; deh! sorgi. La felicitá mia fu interrotta gran tempo. Ma tu m'ami; ed ecco in me l'affanno dar luogo alla gioia.

Poi lo sposo rasciuga di sua mano le lagrime sul volto alla sposa, e se la serra al seno, e le narra dell'anello trovato, ecc. ecc.

S'apre il fondo della scena, e vedesi Casyapa sedere in trono conversando con Aditi. Gli dèi accolgono benignamente gli sposi; li benedicono; consolano Dushmanta col dichiararlo innocente in faccia a Sacontala del ripudio, da che tutto provenne dall'incantamento di Durvasas; predicono le glorie future del figliuolo di Sacontala; fanno che Dushmanta lo riconosca per suo; inviano a Canna uno spirito, nunzio dell'evento; e, svelati cosí tutti i misteri, comandano che gli amanti e 'l fanciullo salgano sul carro d'Indra, onde tornar felici sulla terra a vivere lunghi anni di pace nella splendida Hastinápura.

[1] Qui si parla di quella poesia che è arte ispirata dal bisogno e dal sentimento del bello; non giá di quella poesia naturale, cosí detta dal Vico e da altri filosofi, la quale consiste nel fingersí favole di dèi o di spiriti credendole vere, e fondando cosí l'idolatria; nel credere che i corpi fisici, alberi, nuvole, ecc. ecc., sieno animati; nel parlare per interiezioni, suoni imitativi, ecc. ecc.

[2] La mitologia indiana in Calidasa è come la mitologia greca in Omero. Si gusta ne' poemi d'Omero la mitologia greca: può dunque gustarsi anche la mitologia indiana nel dramma di Calidasa. Entrambi questi poeti hanno scritto cose conformi a' lor tempi: basta saper trasportarsi a' lor tempi per poterle gustare. E il farlo sarebbe egualmente facile sí coll'uno che coll'altro, se la mitologia indiana ci fosse nota quanto la greca. Ma per la stessa ragione, ripetuta giá piú volte da piú d'uno, che la mitologia greca ne' moderni riesce fredda, riescirebbe fredda anche l'indiana, adoperata sul serio da un europeo, quantunque in parte tuttavia viva nell'India. Ho creduto opportuna questa nota per ridire un'altra volta che le mitologie, o spente o appartenenti a popoli che nulla hanno di comune colla nostra civilizzazione, si possono bensí gustare negli scrittori che vissero sotto l'influenza di quei sistemi mitologici; ma che i moderni europei debbono astenersi dal ricopiarle come se in Europa ci si credesse, come se ancora influissero religiosamente sopra di noi.

[3] Pare da ciò che presso gl'indiani i divertimenti teatrali fossero, come presso i greci, una specie di riti sacri. Si è tradotta la benedizione non come un tratto di poesia da poter fare effetto in Italia, ma come una bizzarra curiositá. Ne' greci e ne' latini vi ha pur molte e molte particolaritá che per noi sono insipide, appunto come la benedizione del bramino.

[4] Puru, uno de' piú famosi tra gli antenati di Dushmanta.

[5] «Mallica», forse il «nyctanthes sambac» (Linneo).

[6] «Amra», albero d'alto fusto e vaghissimo pe' suoi fiori.