[7] «Madhavi», «ipomea quamoctit» (Linneo).
[8] La vivace fantasia degli indiani popolava di dèi, di dèmoni, di spiriti, ecc. tutta la natura. E però sotto le sembianze di quell'ape le fanciulle sospettavano forse nascosto qualche demone malefico. E che nella persona del re fosse la possanza di contrastare a siffatti dèmoni lo vediamo in vari luoghi del dramma; specialmente quando gli anacoreti invocano il soccorso di lui, e quando lo stesso dio Indra manda lui a combattere contro i dèmoni «Danavas».
[9] Vedas sono i quattro libri del codice sacro degli indiani.
[10] «Erba cusa», «poa cynosuyoides» (Linneo).
[11] «Curuvaca», pruno, quasi sempre fiorito.
[12] La consolazione di Sushmanta può paragonarsi a quella che prova Romeo nella scena II dell'atto II della tragedia Romeo e Giulietta di Shakespeare.
[13] Qui nel dramma vedesi un tratto di galanteria che sente del francese. Sacontala improvvisa un couplet amoroso; e Dushmanta si presenta tosto a lei, improvvisandone un altro in risposta.
[14] Questo soliloquio somiglia a quel sonetto del Petrarca che incomincia:
Sennuccio, i' vo' che sappi in qual maniera.
[15] «Gandharvas», uno de' nomi che gl'indiani dánno alle schiere celesti o sia geni buoni, chiamati altrimenti «dewta». Gl'indiani hanno otto diverse maniere di nozze. Quelle secondo i riti de' gandharvas sono le piú clandestine, e nondimeno legittime come tutte le altre. Celebransi senza cerimonie. Basta il mutuo consentimento degli sposi e lo scambiarsi ch'eglino fanno tra di loro d'una corona di fiori, d'un anello o d'altro, ecc.