— Un imbecille, aggiunsi io.

— Che non sa con chi tratta e come dee condursi con certe persone, ribadì un altro.

Fosse l'effetto di quest'ultima frase che potea lasciare sospetto alla guardia d'aver preso un grosso granchio chiedendo le carte Dio sa a chi, o fosse l'effetto della violenza con cui l'investimmo e del trovarsi solo contro tre o quattro, il fatto è certo e lo ricordo bene, che la guardia si morse le labbra e tacque come se le avessero gettato un secchio d'acqua in capo, mentre io m'aspettavo di vedermi legato!

Rientrati in Terni verso sera venimmo a sapere che quel signore col quale a pranzo avevamo litigato, si diceva fosse una spia del governo pontificio. Non ci volle altro. Ci mettemmo sulle sue traccie. Era ora tarda. Però ci venne fatto di scoprire il suo luogo d'abitazione e speravamo coglierlo nel covo. Ma il merlo aveva già preso il volo e la padrona di casa ci disse che v'era stato pochi momenti prima un brigadiere di pubblica sicurezza con una guardia a ricercarlo. Dai connotati fornitici ravvisammo nella guardia quella stessa che alla stazione aveva chiesto le carte a me.

Sarebbe stata graziosa davvero! Dopo essere sfuggiti alla polizia pontificia in Roma, venire nel regno a farsi ingabbiare quale spia papalina!

Le bande partivano una dopo l'altra da Terni e fra esse partì pure la famigerata legione romana comandata dal Ghirelli, la quale, dopo la eroica impresa del taglio della ferrovia ad Orte, si squagliò come la neve, e parte dei militi raggiunsero Menotti, parte anche ritornarono alle loro case.

Pochi più rimanevano a Terni. I capi in gran parte erano partiti e fra loro anche Enrico. Dove fosse andato nol sapevamo. La sua assenza però ci inquietava. Si era promesso di partire con lui, gli altri già tutti erano in movimento, e noi soli si attendeva irrequieti.

In quei giorni avemmo notizia dell'arresto di Luigi Castellazzo da parte della polizia pontificia, e la nuova ce la portò quel Serafino falegname, frequentatore di casa Giovanelli, il quale pure, impaziente di fare le fucilate, era uscito da Roma e, se ben ricordo, partì tosto con la colonna Frigyesi[9].

Mentre si stava così penosamente attendendo, Giovannino ci fece un giorno vedere le rivoltelle provvedute espressamente per noi e che fra breve ci sarebbero state distribuite. Fu come mostrare a dei bimbi gli zuccherini con la promessa di regalarli loro se fossero savi.

Infatti per quei due o tre giorni stemmo alquanto tranquilli. Intanto ci furono distribuite delle coperte. Credo provenissero dal magazzino militare. A proposito del Governo che non c'entrava!