— No, si gridò tutti unanimi.

— Ebbene, vi avverto che ci toccheranno stenti, privazioni d'ogni sorta, dovremo marciare continuamente, forse non avremo di che nutrirci: non fa nulla, divideremo il tozzo assieme. Se io mi lamenterò, se mostrerò d'aver paura, se mi vedrete indietreggiare, datemi una revolverata nella testa; ma se alcuno di voi lo troverò vile, farò lo stesso con lui.

Un urrà di applausi accolse questa breve arringa, della quale volli recare il testo nella sua soldatesca semplicità, quale io lo ricordo a mente preciso da trent'anni ad ora e quale mi rimase e rimarrà scolpito nella memoria finchè avrò fiato.

E la gentile anima di Giovannino mi perdoni se delle parole del valoroso suo fratello io pubblico una lezione un po' diversa da quella ch'ei ci lasciò e che figura pure scolpita sulla base del monumento al Pincio. Il senso è perfettamente lo stesso, ma egli volle forse ingentilire la forma; io voglio invece evocare un ricordo, quale mi sta in mente e nel cuore da tanti anni e che non potrei mutare di una parola.

Se io avessi a dire da qual porta di Terni si uscì, direi bugia. Era buio e si camminava con molta circospezione; fuori di Terni si trovò un omnibus destinato, non saprei se quale ambulanza o qual riposo per turno a chi si sentiva stanco[13]. Probabilmente siccome la nostra marcia, nel timore che il nostro obbiettivo ci mancasse in causa della rottura della ferrovia di Orte perpetrata dal Ghirelli, doveva essere di molto accelerata, forse quell'omnibus fu cautela molto prudente perchè nessuno rimanesse addietro. Ma l'uomo propone e Dio dispone. L'omnibus ci precedette e noi marciammo dietro a due o a quattro, secondo che la strada permetteva. Si procedette per alquante ore con passo cadenzato e con sufficiente buon umore: dopo, il chiacchierìo cominciò a farsi più rado ed il passo si fe' più lento ed irregolare.

Enrico camminava, anzi correva da un capo all'altro della colonna e incoraggiava con dei: Bravi! bravi! così va bene! Ogni mezz'ora circa l'omnibus si fermava per dare il cambio e sull'ultimo della marcia era preso d'assalto con furore; a tal punto che finalmente una ruota si fracassò, e così il primo a rimanere addietro fu il veicolo dell'ambulanza; le prime marcie infatti sono terribili e ben pochi resistono al dolore acuto delle piante ed al rodimento prodotto dalla calzatura, specialmente se bagnata.

La prima tappa che si fece fu a Configni: era notte buia e non si distingueva se fosse un paesetto od un semplice casolare.

La sosta fu brevissima. Rimessici in cammino all'alba, si cominciò a distinguere la strada che si batteva. Ora si camminava lungo la costa d'una collina, ora si scendeva in una vallata, sempre si aprivano nuovi prospetti, nuove gole, nuove colline, ma l'aspetto del luogo complessivamente era tetro e selvaggio. Rarissima qualche casa, la più gran parte boschi e prati. Segni di coltivazione scarsissimi: comprendevo allora il brigantaggio.

Un'acquerugiola fredda e sottile come nebbia ci penetrava fin all'ossa l'alba del 21; finalmente dopo ore ed ore di cammino senza l'incontro d'anima viva, ad una risvolta c'imbattemmo d'un tratto in un carrozza tirata da due cavalli. La vettura sostò e sostammo noi pure per circa un'ora. Enrico e Giovanni s'intrattennero a parlare col forastiero ch'era in vettura, ed intanto noi ci sparpagliammo lungo un torrente e sdraiatici sui sassi, cercammo un momento di sonno che fu molto breve, troppo breve.

Pioveva, e per non bagnarci e star caldi ci sdraiammo a terra in gruppi di cinque o sei, tutti colle teste in un punto e colle gambe all'infuori come una stella. Sulle teste si buttò una coperta.