— Che vuoi? gli chiesi tutto indolenzito e rabbioso.

— Il comandante ti vuole!

— Chi?

— Il comandante Enrico ti vuole.

— Me?

— Te, sì, e fai presto che t'aspetta.

Balzai in piedi e barcollando andai dal comandante che stava dalla parte opposta del paese.

Enrico non si era mai sognato di domandare di me e quando ritornai scornato per la burletta, trovai l'amico sdraiato sul mio giaciglio che russava placidamente. L'avrei preso a pedate!

A Cantalupo era passata poco prima una colonna di garibaldini. La nostra quindi al suo arrivo trovò, in fatto di cibarie, poco meno che tabula rasa. Nondimeno approfittammo largamente di un bettolino di liquori e parte al bettolino, parte nelle case, ognuno trovò di che ristorarsi.

L'amico Tabacchi, pochi anni or sono, mi ricordava il suo desinare di Cantalupo in casa di uno di quei terrazzani e come l'appetito eccellente gli fosse ottima salsa alle povere vivande. Parecchi anni di poi, il collegio di Mirandola mandò, e meritamente, il Tabacchi a sedere a Montecitorio. Chi primo si ricordò di lui e suppose d'avere un valido appoggio presso il Governo, non furon già gli elettori, fu l'anfitrione di Cantalupo, il quale gli diresse una lettera pregandolo perchè gli ottenesse dal Governo un sussidio per restaurare la cadente sua casa, quella casa che nel 1867 aveva avuto l'onore di ospitarlo.