Narriamo adunque questi fatti, profilando colla parola e collo scritto le belle figure rispecchianti tutta la gentilezza del sangue latino, e se ai nostri racconti, all'evocazione di tanta virtù, se al ricordo di quanto sangue generoso è costata la patria, la gioventù non sentirà fremente il dovere di mantenerla intatta questa nostra povera patria, di migliorarne la sorte, di strapparla al disonore ed alla vergogna, dovremo vergognarci di esser nati italiani!...
I libri, come quelli del Ferrari, sono un ricordo ed un monito.
Sieno i benvenuti, oggi più che in ogni altro tempo, dacchè da tutti è sentita, purtroppo, la deficienza dei caratteri, ed è sui buoni libri che si forma il carattere.
Ettore Socci.
I.
Partenza.
Una sera del settembre 1867 mi trovavo al Casino o Circolo sociale di Udine e si chiacchierava secondo il solito, di politica, trinciando il mondo a diritto ed a rovescio con la giovialità e la spensieratezza dei vent'anni.
La compagnia s'accresceva ad ogni istante di qualche amico: finalmente ad un dato punto tutti si levarono come a segnale convenuto e passarono nella sala attigua.
Volli seguirli, ma mi fu impedito: ciò che mi parve molto strano.
— O che, ci avete dei segreti? chiesi ad un amico.
— Abbiamo un affare nostro da sbrigare.