— Ed io non posso intervenire?

— No, abbi pazienza: a suo tempo saprai ogni cosa.

— Ma di che si tratta dunque?

— Parola d'onore, te lo dirò.

E mi chiuse la porta in faccia, lasciandomi solo. Per tutto quel giorno almanaccai su quella conferenza a porte chiuse. — Che sarà mai? pensavo. — Affari della società? oh no di certo, perchè io pure sono socio e dovrei saperne qualche cosa!

All'indomani, appena uscito di casa, mi diressi all'ufficio della Sentinella friulana. Era questo il titolo di un periodico settimanale, che si stampava da noi giovani e che aveva per iscopo e programma di educare ed istruire il popolo.

Non saprei dire quanto e come il nobile intento fosse effettivamente da noi raggiunto, nè se i mezzi adoperati fossero i più adatti. Di due cose mi ricordo, le quali per lo meno fan fede delle nostre buone intenzioni: che tutti noi ci mettevamo una grandissima attività e che il periodico era dispensato gratuitamente, come gratuita era l'opera nostra. Ne pagava le spese una eletta schiera di patroni (chiamiamoli così), i quali contribuivano con due lire al mese. Non ricordo quanti fossero: so però che il giornale era letto e se ne distribuiva un migliaio di copie circa.

Questa cuccagna durò, credo, tre o quattro mesi, poi si risolse in un deficit, che troncò miseramente la vita alla filantropica pubblicazione.

Era di buon mattino ancora e però rimasi sorpreso allorchè, entrando nell'ufficio ch'io credevo di essere primo ad aprire, lo trovai invece occupato da alcune persone a me sconosciute, le quali conversavano animatamente. Al mio entrare la conversazione s'interruppe d'un tratto, poi fu ripresa a bassa voce. Io fingendo di non interessarmici, mi misi a sfogliare alcune carte, ma in realtà tendevo l'orecchio. Morivo dalla curiosità.

Poco dopo entrò un comune amico, il quale senza tanti misteri, forse credendomi d'intesa con gli altri, depose sul tavolo alcuni biglietti di banca.