Il comandante dispose una guardia speciale sopra coperta del barcone e la mutava ogni mezz'ora. Il mio turno venne quando era già notte alta. Il vento frigidissimo mi aveva asciugati tutti i panni inzuppati, nè io me n'accorsi. Un senso indistinto di tristezza mi portava colla mente lontano, lontano, ove di certo si palpitava sulla mia sorte. Benchè il cielo fosse stellato, la notte era buia. Le due sponde del fiume si distinguevano appena come due nere striscie serpeggianti. Di tratto in tratto la pianura appariva ancor più cupa del resto: erano forre, macchie, canneti, boscaglie. Non un lumicino che additasse un casolare, che accennasse alla veglia, all'esistenza di qualche creatura. Tutto era buio, tutto dormiva. Pensavo alla notte eterna, senza speranza di nuovo sole, senza miraggio d'aurore più splendide delle nostre, e lo spirito rifuggiva aborrente da cotesta vacuità del nulla. Per alcuni ha l'attrazione dell'abisso, per me ha l'orrore del precipizio.
Alta la notte! Fra poche ore spunterà il sole: lo vedremo noi? lo vedrò io? Un colpo di fucile aggiustato nell'ombra da una di queste sponde potrebbe rompere la mia meditazione e con essa troncare il filo di mia vita, le mie speranze, i miei sogni. Addio illusioni di gloria! addio trionfi del Campidoglio! Morto nel buio! Colpito proditoriamente, non ebbe tempo di battersi, non vide il nemico in faccia!
Un brivido mi scoteva dai tetri pensieri. Aguzzavo la pupilla innanzi a me e dalle parti. Nulla! Le due barchette non si scorgevano affatto: a stento potevansi distinguere le tortuose sponde del fiume ed i gomiti repentini della corrente, che or ci portava presso a riva ed or ci lanciava ad arenarci contro la sabbia della spiaggia opposta: gli urti ed i sobbalzi improvvisi mi toglievano bruscamente alle mie tetre meditazioni.
Quand'io smontai la guardia e fui sceso in stiva, Giovannino mi toccò i panni, poi mi disse col suo dolce sorriso:
— Vedi un po', questo venticello è stato per te una manna. T'ha asciugati i panni senza bisogno di fuoco: così non ti prenderai nessun malanno.
Ed infatti non ebbi nemmeno il più piccolo raffreddore. Il morale s'impone al fisico e ne vince e ne sublima la debolezza.
A notte inoltrata fu ordinato il trasbordo dal barcone sopra tre barchette già predisposte a Passo Corese. Una di queste che s'era smarrita ed era stata causa del ritardo nella partenza, si era più tardi rinvenuta lungo il fiume. Ci trovammo per tal modo stipati sessanta uomini (l'avanguardia Stragliati non compresa) in tre piccoli schifi. I fucili li adagiammo sul fondo, dove per mala ventura c'era dell'acqua, e noi alla meglio ci accomodammo sopra di essi. Come ci si potesse stare ognuno può pensarlo! Si era accovacciati sugli acciarini, sui calci, sulle baionette. Le barche affondavano a cagione del peso, l'acqua era a quattro dita dalla sponda e guai al più leggero movimento!
Se un picchetto di gendarmi, o anche un solo gendarme si fosse divertito dalla sponda a fare di noi bersaglio e avesse tirato al buio in quelle tre masse nere che scorreano lente lungo il fiume, avrebbe fatto un massacro terribile. Guai poi se avessimo reagito, saremmo tutti finiti capovolti nell'acqua e affogati.
Ad onta della posizione incomoda, ad onta del freddo che penetrava nelle ossa, il sonno la vinse e molta parte di noi non tardò ad addormentarsi colle teste penzolanti. Non dormiva però l'infaticabile Enrico, il quale ad un certo punto del fiume fe' sostare le barche.
— Hai veduto un fanale? chiese al fratello.