— No, e tu?

— Io sì, ma non ho distinto bene. Siamo giunti al posto, dove Stragliati deve aver fatto il colpo. Ecco, ecco! rosso, sta bene! il colpo è riuscito.

Di fatto lo Stragliati, come si seppe di poi, inavvertito alle sentinelle, si era spinto fino al Posto di Finanza, aveva disarmato agevolmente il piantone e destate le altre guardie che dormivano, le aveva con sè imbarcate, impadronendosi delle loro armi. Vidi più tardi quei poveri disgraziati, che avranno probabilmente ricordato a lungo la brutta sorpresa di quella notte; più che spaventati mi sembravano insonnoliti.

Arrivammo finalmente ad una località dove l'amico Perozzi pratico dei luoghi, giudicò prudente di sostare in attesa di segnali che dovevano venire da Roma, alla quale, ei diceva, ci trovavamo ormai vicini. Tutti allora eravamo svegli.

— Vedete nulla? domandava ad ogni momento.

E ciascuno appuntava lo sguardo lontano quanto più poteva. Nulla!

Disgraziatamente una folta nebbia venne ad involgerci tutti e ci lasciò per qualche tempo nel buio più profondo. Era un freddo umidiccio, sicchè i panni cominciavano di nuovo ad aderire alla pelle.

Un barlume lontano lontano, quasi indistinto dapprima, cominciò a mostrarsi e subito una delle nostre barche fu sciolta. Vi montò il romano Candida per penetrare in Roma e ritornare poi immediatamente per barca o per terra a darci notizie. Ma il Candida non si vide più: forse lo arrestarono i gendarmi posti a guardia del fiume, forse gli fu impedito di retrocedere per terra.

Sbarcammo. Eravamo tutti indolenziti, colle ossa peste, affrante. Qualcuno di noi nel discendere, forse per naturale abitudine, cercava di ricomporre il proprio abbigliamento (per mo' di dire!) riabbottonandosi la giacca, scuotendo il fango dai calzoni, ponendosi un fazzoletto al collo a riparo dall'umido o ravviandosi colle dita i capelli.

Quando Enrico se ne avvide, sorrise. Fu forse l'unica volta che io lo vidi sorridere: non era suo naturale.