— Che cosa dovrei fare io allora! esclamò. Io che ho tanto girato in questi giorni senza mai svestirmi, io che non muto da un mese biancheria, e da otto giorni non mi sono nemmeno levata un momento la calzatura!

Albeggiava. Il Perozzi fece osservare che in quella località sarebbe tra breve cominciato il passaggio della gente, la quale veniva a bere l'Acqua Acetosa, fontana medicinale poco discosta, e che quindi conveniva che ci nascondessimo.

Poi che fummo sbarcati tutti, fatta una ricognizione del luogo, si riparò in un canneto e vi si stette parecchio tempo accovacciati o seduti sul fango. Fu allora che vidi distintamente i doganieri pontifici fatti prigionieri. Erano uomini dai trenta ai quarant'anni e sembravano rassegnati alla strana avventura loro toccata.

Neanche il canneto però fu ritenuto luogo opportuno per potervi rimanere l'intiera giornata.

Poco discosto da esso sorgevano quasi a picco alcuni dirupi frastagliati da alberi e cespugli: su di essi mise l'occhio Enrico e pensò che da quelle alture avremmo potuto agevolmente difenderci in caso di un attacco. Ordinò a Giovannino che colla sua sezione vi salisse per osservare se convenisse occupare quella posizione.

Salimmo tenendo nascosti i fucili colle coperte, perchè il bagliore delle canne non fosse veduto da lungi, precauzione inutile perchè i fucili si erano per l'acqua e per l'umido tutti arrugginiti. Sulla sommità ci trovammo in vicinanza di una villa, la quale aveva forma di castello piuttosto che di palazzina. Ci si avanzò prudentemente collocando sentinelle in parecchi punti e Giovannino si spinse per uno stradello fino ad un'altra casa alquanto più discosta e prospettante verso l'altra parte della collina.

Da là lo vidi ritornare con un uomo che recava seco delle chiavi. Era il vignarolo. Lo accompagnava un ragazzino suo, che alla vista di noi e specialmente dei fucili, si gettò in un piangere dirotto, come se lo avessero picchiato. Il vignarolo ora lo sgridava, ora lo rincorava: poi si fece animo, e quel ragazzetto, che aveva del resto molto spirito, ci fu di grande giovamento: riuscì perfino a penetrare in città e a riportarne un messaggio. Il vignarolo sembrava abbastanza disinvolto: lo giudicai un galantuomo che non ci avrebbe di certo traditi, e se ne ebbe infatti la prova il giorno dopo, quando egli diede ricetto ai feriti nostri.

Quella vigna apparteneva al signor Glori romano, clericale della più bell'acqua. Non era ancora passato l'anno, che già il vignarolo era stato licenziato dal Glori.

Fui a trovarlo nel 1870. Aveva mutato padrone, ma non per questo era accorato. Ricordo che bevemmo insieme un bicchiere e mi parlò con passione e con vero dolore di Giovannino morto un anno prima.

Quanto al signor Glori, volesse o no, dovette sorbirsi ogni anno, d'allora in poi, un pio pellegrinaggio, che per lui rappresentava una invasione.