La prima volta nel 1870, appena entrate le nostre truppe, molti patrioti si recarono con pio pensiero a visitare il posto dove era morto il povero Enrico. Il signor Glori ci si adirò e chiuse a chiave l'ingresso, talchè quando poco dopo ci andai io, mi fu forza corrompere il vignarolo per passare.

Ma venuto il 23 ottobre dello stesso anno, anniversario del fatto d'armi, fu organizzata una commemorazione solenne, alla quale intervennero tutte le Società e tutti i patrioti liberali di Roma.

La dimostrazione essendo troppo imponente e il proprietario non potendo opporvisi, dovette, a scanso di peggio, aderire. Però all'on, Pianciani che gliene aveva fatto chiedere il permesso, il signor Glori fece rispondere che egli lo accordava non al deputato Pianciani, bensì al conte Pianciani, e non per farvi commemorazioni, ma per fare quanto la sua discretezza, a cui si affidava, gli avrebbe consigliato.

La discretezza, ahimè! per quanto buon volere ci mettesse il Pianciani, andò a rotoli.

La folla era tale e tanta e l'onda invadente così impetuosa, che i sentieri della vigna, troppo angusti, non la contennero, onde la vigna e i campi subirono una calamità non prevista di certo in nessun contratto d'assicurazioni.

IX.
Villa Glori

Il fatto che prende il nome da Villa Glori, non fu, in sè stesso, che una mischia accanita che durò un'ora o poco più. Preso isolato, non avrebbe avuto una grande importanza: parecchie fucilate e un vivace attacco alla bajonetta: ecco tutto. Ciò che valse a circondarlo, per così dire, di un'aureola, fu l'ardimento del tentativo e, più che tutto, il sacrificio dei due capi della spedizione, figli di una famiglia di martiri.

Il nostro còmpito era di spingerci dentro Roma. L'esserci invece dovuti fermare al di fuori, fu effetto di impreveduti accidenti e della necessità di attendere nuove comunicazioni. Arrivati fino a quel punto sarebbe stato viltà retrocedere prima di avere notizie da Roma, e venir meno alla promesse di d'appoggio fatta ai nostri; ma scoperti anzitempo ed attaccati, fu forza difenderci ed il campo rimase a noi; allora fu prudenza dei nostri il ritirarsi come fecero, nè era possibile fare altrimenti.

Sarebbe stata una pazzia rimanere sul posto. Come avrebbe potuto sostenersi lungamente una banda di settantotto uomini che aveva perduti i capi ed era decimata, con una posizione possibile forse a difendersi dal lato del fiume, ma impossibile dal lato opposto? Settanta uomini non sarebbero bastati nemmeno per le fazioni dal lato dello ingresso alla vigna, tanto il pendio vi è dolce ed allargantesi gradatamente fino alla base del colle. L'indomani mezzo il presidio di Roma sarebbe uscito ad attaccare la piccola colonna.

Entrare in Roma la notte stessa con le barche non si poteva, perchè queste erano sparite; entrarvi ordinati in colonna pigliando d'assalto Porta del Popolo o un'altra porta, non era cosa cui si potesse neppur pensare, perchè erano tutte difese da cannoni. In ogni caso sarebbe occorsa l'opera simultanea di insorti che si muovessero dentro la città, e in quell'ora sarebbe stato impossibile avvertineli. Unico mezzo sbandarsi alla spicciolata, e così fu fatto. Perciò, lasciati due o tre a cura dei feriti, alcuni entrarono in Roma, altri furono a tempo per trovarsi a Monterotondo e Mentana; altri, pur troppo, furono sorpresi e carcerati[16].