Di fianco ad essa sorgeva isolato un monte di paglia; c'era in cima la nostra sentinella sdraiata, perchè potesse vedere senza essere veduta. Nel casolare del vignarolo si stava allora appunto allestendo un po' di cibo e più che tutto un buon brodo che ci andò in tanto sangue. Si mangiava allegri, non preoccupati per nulla della imminenza di una catastrofe: anzi si celiava lepidamente ricordando episodi ed aneddoti d'altri giorni e d'altri amici.

Il più faceto e grazioso narratore in quell'istante era il povero Mantovani. Parmi ancora vederlo seduto sopra una cassapanca con un pezzo di pane in una mano ed un quarto di pollo nell'altra. Narrava e mangiava a quattro palmenti. Infelice! Tre ore dopo era morto!

Infatti si stava ancora mangiando, quando entrò in gran fretta la sentinella esclamando a bassa voce:

— I soldati! i soldati!

Immediatamente ognuno diè di piglio all'arme sua, e tutti si uscì alla rinfusa dal casolare. Ci schierammo alla meglio lungo il ciglio del colle riparati da una leggera siepe e attendendo, ginocchio a terra, l'avanzarsi del nemico.

Lo si vedeva infatti venire innanzi con cautela disteso in colonna.

Evidentemente veniva ad una ricognizione. Non si distingueva di qual corpo fossero i militi, ma il colore cupo delle monture ce li faceva riconoscere per carabinieri esteri (svizzeri).

— Attenti! ci disse sottovoce Giovannino, non fate fuoco finchè non ve lo ordino io!

Una prima scarica ci salutò ad una distanza, per verità, troppo rispettabile e le palle passarono fischiando sul nostro capo.

— Non ancora, non ancora! lasciate che si accostino di più!