Ci ritirammo ordinatamente.

Raggiunte le altre due sezioni, che al rumore delle fucilate e per l'avviso mandatone da Giovanni, erano uscite dalla casina e si erano schierate lungo la strada, ci fu un breve istante di ressa, di parapiglia e di incertezza sulle disposizioni da darsi. Non si sapeva effettivamente da qual parte potesse sbucare il nemico.

Ma quando furon visti spuntare i berretti in fondo alla stradicciuola, il comandante ordinò sul'attacco alla bajonetta nella direzione della strada stessa.

Vi si lanciò il Tabacchi colla sua sezione.

Senonchè si vide allora, dal lato sinistro della strada, apparire il grosso della colonna disteso in ordine sparso sul prato fiancheggiante.

Ma Enrico fu pronto a mutare comando, e senz'altro con quanta voce aveva gridò:

— Sulla sinistra! coraggio ragazzi! attacco alla baionetta! evviva Garibaldi!

Un urlo di noi tutti fe' seguito alle sue parole, e superando la scarpa della strada infossata, piombammo addosso ai pontifici.

Sorpresi anche dalle grida, costoro sostarono un momento esitanti; credettero senza dubbio di avere di fronte un nemico ben più numeroso.

Sventuratamente, oltre che montare il piccolo ciglio del campo di sinistra, dovevamo superare anche una siepe che costeggiava il ciglio stesso e che imbarazzava un movimento simultaneo di tutta la colonna. Enrico ch'era in testa a tutti, ne atterrò coi piedi quel tanto che bastava a lui solo per passare, e senz'altro si slanciò precipitoso in avanti.