Ma in quella nuovamente e più lungo e più desolato s'udì il grido: Ajutooo!
Immantinente l'amico Febo, lo Stragliati ed altri, salite le scale, aprirono una finestra e gridarono ad alta voce:
— Chi è?
— Mosettig! rispose la voce.
Non c'era più dubbio: erano i nostri che chiamavano soccorso. Subito alcuni uscirono e rientrarono ben tosto reggendo a spalle il compagno Mosettig ferito ad una gamba. Tra i caduti era stato il primo a riaversi e si era trascinato a piccole tappe fin presso alla casa.
Senza più indugi un altro drappello uscì di nuovo fuori; poi un altro ancora e in breve furon portati entro la casa il Papazzoni ferito ad un piede, il povero Enrico morto ed agonizzante l'infelice Mantovani.
Enrico ed il Mantovani furono entrambi deposti a terra nella stanza dove il mattino s'era tenuto consiglio tra i capi sezione. Il Mantovani respirava appena, ma ebbe il tempo di dirci, fra i singulti della morte, come essendo caduto per una ferita fosse poi bajonettato sul terreno.
Un grido d'orrore, lo rammento, accolse quella rivelazione di codarda barbarie. Pochi momenti dopo, fra spasimi convulsivi terribili, spirò.
Il nostro dolore per la perdita di quei due amici fu vivissimo. Si riandavano i momenti dell'attacco, della mischia, si deplorava di aver agito precipitosamente, di aver fatto un attacco alla bajonetta in quel posto; meglio era difenderci in casa, meglio ritirarci al mattino; già si dovea prevedere che quella non era posizione sostenibile!...
Sul campo non si poterono ritrovare nè Giovannino, nè il Bassini. C'era chi assicurava che erano morti entrambi, forse caduti lungo la strada, dopo aver tentato di guadagnar la casa, forse trasportati via dagli stessi pontifici.