Uno dei Colloredo del Friuli era allora imparentato coi principi Altieri qui di Roma, perchè marito a donna Livia, morta alcuni anni or sono, e in Roma vivea allora anche un vecchio padre Colloredo dei preti dell'Oratorio.
Incontanente si sparse la voce che all'ospedale di Santo Spirito era ricoverato un Colloredo garibaldino e non tardò a diffondersi per la città, per l'Italia e dirò anzi per l'Europa. Infatti la notizia fu riportata, oltrechè dai giornali nostri e dai francesi, anche dalla Presse di Vienna e dal Tageblatt.
Prima di lasciar Villa Glori si era fra noi convenuto di chiamare il Mosettig col nome di Colloredo, come si era fatto per il Muratti in Roma.
L'auditore militare si mostrò anche non poco stupito allorchè, chieste le generalità a Giovannino, si senti rispondere:
— Anni ventiquattro.
— Condizione?
— Ex capitano di artiglieria.
Infatti su quel volto ingenuo di gentil giovinetto, oltre che la bontà, si leggeva chiara anche l'intelligenza, che nei brevi anni vissuti già lo avea portato a quel grado distinto. O se vivesse ancora! sarebbe forse uno dei migliori nostri generali!
La prima notte fu affannosissima e appena al mattino mi fu dato di poter dormire un poco. L'apparecchio di stecche cui era raccomandato il mio braccio, mi costringeva ad una supina immobilità, la quale mal si prestava al sonno, ma ad ogni movimento ch'io facessi mi si rinnovellava il dolore.
L'indomani nuove domande dell'auditore militare, nuove ricerche, nuovi curiosi e sempre molti medici, infermieri, suore, inservienti.