Chiesi nuovamente al direttore dell'ospedale, capitano Galliani, l'occorrente per scrivere e, se mi era permesso, anche qualche libro da leggere. Immantinente egli si diede premura di soddisfare il mio desiderio e portò per tutti carta da scrivere ed alcuni romanzi di Walter Scott.
Il capitano Galliani era una gentilissima persona, della quale conserverò sempre finchè vivo ottima memoria. La gentilezza d'animo e la squisitezza di sentire sono una dote dei cuori buoni e non vengono meno per ragione dei principii o d'idee professate. Il Galliani era affezionatissimo al Santo Padre ed attaccato al governo papale che serviva con zelo ed attività esemplari. Nel 1861 era stato alla battaglia di Castelfidardo; fatto prigioniero, era stato condotto a Genova, dove aveva avuto molte cortesie ed era stato trattato amorevolmente. Apprezzava quindi per esperienza fatta le attenzioni usate in simili circostanze e conosceva per prova come tornino gradite e quale imperituro ricordo lascino nell'animo dei vinti.
Veniva spesso a tenerci compagnia e sapeva evitare tutti i discorsi, nei quali non potevamo trovarci d'accordo; era uomo onesto, leale, di ottima cultura e d'ingegno acuto.
Pur di usarci un'attenzione si sarebbe fatto in quattro; se gli chiedevamo un favore si sarebbe detto che il piacere fosse tutto suo nel procurarcelo. Ci condusse la gentile sua signora con la figlia a visitarci: più volte ritirò la nostra biancheria e ne fece il bucato in casa sua. Un giorno che andò alla caccia, ci portò al ritorno una magnifica spiedata d'allodole.
A proposito della biancheria, anche il Galliani era fra coloro che subivano il fascino del nome di Colloredo: a tutti presentava il Mosettig e più a lungo con lui si tratteneva. Or bene, quando gentilmente egli si prese l'incarico della nostra biancheria, dovette trovare di necessità quella del Mosettig segnata con sigla differente da quella di Colloredo e senza alcun segno gentilizio. Ma di questa scoperta non diede segno: essa restò affatto segreta nella famiglia Galliani. Il capitano venendo a visitarci continuò a salutare sempre per primo il Colloredo, e la signora e la figlia che ritornarono più volte, s'intrattenevano sempre col signor conte.
Svelare il segreto all'autorità militare sarebbe stato una delazione vigliacca, dissimularlo anche con noi fu delicato riserbo d'animo squisito.
Chè se, tre mesi dopo, al momento di partire, il Mosettig si sentì ufficialmente denegata da un gendarme tale sua qualifica di nome e condizione, lo dovette ad uno dei conti Colloredo austriaci, il quale, quando vide girare sui giornali il proprio casato come appartenente ad un garibaldino, si affrettò a dare alla notizia una solenna smentita impugnando l'autenticità del preteso conte.
Rividi il capitano Galliani nel settembre del 1870, perchè appena entrato in Roma la mia prima visita fu allo spedale di Santo Spirito. Stava allora appunto il Galliani facendone la consegna all'incaricato italiano. Appena mi vide lasciò ogni cosa e mi venne incontro con vera effusione esclamando:
— Vedi, caro amico, ora abbiam mutato sorte: io son diventato servitore e tu sei il padrone.
Io gli risposi che fra noi non c'erano nè padroni nè servi, ma amici. E, in verità, amico gli ero proprio di cuore.