— Di questo Ella non deve dubitare; sarà compito mio.
Giovannino arrischiò allora un'altra domanda e cioè di poter assistere egli stesso al trasporto.
Il generale aggrottò le ciglia.
— Ella non può ignorare, rispose, in quale condizione si trovi qui. Ella è prigioniero di guerra, e le leggi militari non permettono per ciò che possa uscire finchè non sia stipulata una regolare consegna dei prigionieri. Accordarle ora l'uscita dallo spedale mi è assolutamente impossibile. Però può star sicuro che da parte mia farò quanto sta in me per accontentarla interpretando io benissimo i di lei sentimenti.
Poi venne al mio letto.
— Ah, voi leggete, esclamò togliendomi di mano il libro e guardandone il titolo (Kenilworth). Il modo dell'esclamazione parea volesse dire: Ah voi sapete leggere! Infatti la prevenzione di una gran parte dei prelati, ufficiali e visitatori in genere che venivano da noi, si era che i garibaldini fossero nulla più che dei ragazzacci ignoranti sedotti dal fanatismo; forse a ciò contribuiva lo stato nostro miserevole di vestiario e di toeletta, dal quale essi non sapevano prescindere nel giudicare della cultura e del grado delle persone.
— Ah voi leggete! mi disse; ecco, è un romanzo. Infatti nelle vostre idee, tenetelo bene a mente, c'è molto romanzo e pochissima storia; c'è della poesia, ma vi manca la prosa. Voi credevate di venire qui a fare la rivoluzione e che Roma insorgesse come un sol uomo. Nulla di tutto questo; lo avete constatato anche voi. Neppure Viterbo si è mossa. L'avete veduto coi vostri occhi stessi dai Monti Parioli che la Roma eterna non si muove.
Queste le testuali ed autentiche parole che lo Zappi, generale pontificio, disse a me il giorno 25 ottobre a mezzodì. Poche ore dopo accadeva l'eccidio di casa Aiani in Trastevere, tentativo eroico di Roma italiana, ahi pur troppo isolato e soffocato nel sangue! bastevole però a dare una mentita solenne al generale. Roma non si era mossa, perchè esilio e carcere aveano disperso i patrioti e, fatte poche eccezioni, non restavano in città che gli stranieri, i venduti e i rinnegati.
In quella mattina avemmo pure una breve visita di Monsignor De Merode. Parlò col pseudo Colloredo e da ultimo gli chiese quale mira avevamo con lo spingerci fin sotto le mura di Roma.
— Portarvi la rivoluzione, rispose Mosettig.