— Se provasse Ella a soffrire quello che soffro io! — gli rispondeva.

E il cappellano ripigliava lena ed argomento da ciò e lo scongiurava a rivolgersi a Dio, il consolatore degli afflitti: finalmente, vedendo che non riusciva a nulla, si volse a me interessandomi onde persuadessi il compagno.

Io gli risposi che il poveretto era troppo aggravato ed avea bisogno di quiete e che non mi pareva opportuno tormentarlo con inutili esortazioni in quegli istanti, dal momento che non si persuadeva.

Tacque infatti e si limitò a pregare in silenzio.

L'alba non era ancora spuntata e il povero mio amico aveva cessato di soffrire.

Una candela fu accesa appiè del suo letto ed il prete vi si inginocchiò accanto recitando le preci dei trapassati.

La mattina il cadavere fu trasportato alla cella mortuaria e di là al Campo Verano, dove non so se un cippo, per quanto modesto, abbia mai ricordato il suo nome.

Le giornate scorrevano tristi, lunghe, noiose. Si contavano i giorni passati, si chiedeva sempre ai medici quanto tempo ci sarebbe voluto a guarire. Essi ci trattavano con cura e con attenzione e s'intrattenevano volentieri, specialmente col Bassini, che era allora laureando in medicina. Ora è professore di chirurgia all'Università di Padova e mirabile operatore.

Dei medici che conobbi allora, mi è rimasta buona memoria, ed ancor m'accade di rivederne qualcuno. Uno di loro da poco tempo è scomparso. Però forse non v'ha persona che percorrendo qualche via del quartiere dell'Esquilino fino a pochi mesi or sono, non siasi abbattuto in una fisionomia asciutta, naso lungo, occhi bigi, figura allampanata ed infilata in uno stifelius di panno chiaro scendente ai talloni, tuba nera, guanti di lana chiari, pantaloni a campana disegnati a quadrelli chiari con uose colorite alle piante, andatura lenta, mani pendenti a tergo, come temesse sciupare l'originale abbigliamento. Quello, non ne farò il nome, fu il primo medico che ci prese in cura all'ospedale di Santo Spirito.

Uno solo di quei medici non mi ha lasciato buona memoria di sè, quello già accennato più sopra parlando del Moruzzi, e la cui sciempiaggine andava di pari passo colla pretesa. M'era decisamente antipatico: doveva essere anche un vigliacco.