Un giorno, quando cominciai ad alzarmi di letto, avendo perduto il mio famoso caschettino ungherese, mi misi in testa un altro copricapo, che trovai, d'un mio compagno: era di quelli alla calabrese. Appena l'antipatico dottore me lo vide, me lo tolse di botto dicendomi che quello era un abbigliamento da facinoroso. Non so che cosa io gli abbia replicato, ma egli tagliò corto conchiudendo che era un cappello anticattolico! Guardate un po' dove ficcava costui il cattolicismo!
Oltre alle infermiere di servizio, frequentavano la nostra sala dei flebotomi che assistevano alle medicature. Un giorno uno di essi s'era tolto il cappotto e l'avea appoggiato su d'una sedia. L'esculapio sopralodato nel girar l'occhio vide da una delle tasche sporgere il calcio d'una pistola. Piantò lì la medicatura, corse a prendere il cappotto e levatane la pistola:
— Di chi è quest'arma? cominciò a strillare.
— Mia, signor dottore.
— E avete il coraggio di confessarlo?
— Che c'è di male?
— C'è che questo non è luogo da venire con armi. L'ospedale è luogo di pace e non di guerra. Portate via, subito! subito! e lo diceva con tale risolutezza ed era tale il suo orgasmo da farci comprendere chiaramente ch'egli temeva la presenza d'un arma in quella sala. Temeva che ce ne servissimo; forse sentiva di meritarselo.
Dopo il 1870 questo signore emigrò col corpo degli zuavi dello Charrette ed essendo còrso, andò a portare in Francia contro i tedeschi il suo coraggio e la sua scienza.
Oltre a monsignore Stonor, alle due signore ed a monsignor De Merode, venivano anche spesso a visitarci quel prete grasso che fu a levarci a Villa Glori, qualche cappellano militare e i monsignori Ricci e Talbot camerieri segreti di sua Santità. Quest'ultimo monsignore era stato preso anch'egli dalla malinconia di volerci convertire alla fede e ci portava ogni volta delle medaglie, dei rosari e dei libretti di Massime Eterne.
Un giorno gli chiedemmo se le medaglie erano d'argento e avendoci risposto di no, ci fu chi ebbe il coraggio di rimproverargli, scherzando, la povertà del regalo.