Un buon uomo in complesso, anzi un gentiluomo, ma di corta misura. In quella veste poi era addirittura un gentiluomo proibito! Discendente dall'illustre famiglia dei Talbot, che diede luogotenenti e vicerè d'Irlanda celebri per il loro attaccamento agli Stuardi, costui avea fatta rapida carriera alla Corte pontificia; ma l'esaltazione ascetica finì col pregiudicarlo. Si era proposto di convertire al cattolicismo la sua patria e assorto in tale idea andò in Inghilterra a predicare. Fu fatto segno immediatamente agli strali dei pubblici diarii, e la derisione fu tale che il pover'uomo finì con l'uscirne pazzo.

Ma non era il solo Talbot che avesse il ticchio di fare il missionario fra i garibaldini. Anche il De Merode ci si adoperava e avea preso di mira principalmente il pseudo conte Colloredo, al quale andava facendo delle lunghe ammonizioni.

Un giorno venne anche un frate dal profilo lungo ed adusto, in abito bianco, un vero tipo di asceta. Egli prese invece di mira me, forse perchè ero il più giovane, e venne a dirmi che era un sacerdote cattolico. Gli chiesi che cosa con ciò volesse significare.

— Se volete riconciliarvi con Dio, mi disse.

— A dir vero non sono mai stato in collera con lui, risposi sorridendo.

— Ma avete bisogno di confessarvi, replicò.

— Non sento questo bisogno.

— No? tuonò adirato. Ebbene, ricordatevi che Cristo è morto per voi; non vi dico altro. Poi girò sui tacchi e senza lasciarmi tempo di replicare, andò dal Cairoli, dal Bassini, dal Papazzoni, da tutti, di letto in letto, replicando enfaticamente ad ognuno:

— Ricordatevi che Cristo morì pure per voi, per voi, per voi, e se ne andò ritenendo di aver fatto in noi chi sa qual terribile sensazione.

Mi fu detto che era un generale non so se dei domenicani o dei carmelitani.