— Come lo sai? mi chiese sorridendo.
— L'ho potuto argomentare da un discorso ora udito all'ufficio del giornale. E tu perchè non mi dicevi nulla?
— Sei troppo ragazzo, si temeva che parlassi; ma al momento di partire figurati se non te lo avrei comunicato!
— Quando si parte?
— Ora lo vedremo. E rientrammo all'ufficio.
C'era anche un mio amico triestino, Giusto Muratti. Per partire si attendeva un telegramma da Firenze.
Il telegramma venne finalmente.
— Io parto, dissi al Muratti. Vieni?.... e fu stabilito di lasciare, se fosse possibile, la città quella notte stessa.
Due ostacoli però si frapponevano. Il Muratti non aveva passaporto. Io invece l'avevo e in perfetta regola; ma in compenso non avevo quattrini e se ne avessi chiesto in casa, avrei messo sospetto e certo mi sarebbe stata impedita la partenza.
Al passaporto per il Muratti fu subito provveduto: un amico gli prestò il suo. Più difficile fu risolvere l'affare dei quattrini per me. Un signore me li aveva promessi per la sera: uscii a notte tarda con armi e bagaglio e mi recai da lui, ma non era in casa. Il tempo stringeva e solo un'ora mancava alla partenza del treno.