Inquieto per tale contrattempo, lasciai il mio piccolo bagaglio al Muratti, pregandolo di attendermi, chè avrei fatto un altro tentativo. Erano le nove di sera e certamente poche speranze potevo nutrire a quell'ora per simili affari. Ma io conoscevo le abitudini casalinghe di un amico. A quell'ora doveva essere a cena: ero quindi sicuro di trovarlo in casa.
Andai da lui e lo trovai; gli chiesi trecento lire, me le diede senza aprir bocca e ritornai trionfante dal Muratti che mi attendeva sulla via.
Un'ora dopo il treno diretto della notte ci portava alla volta di Firenze.
In mia casa per quella sera e fino al mezzogiorno del domani non se ne seppe nulla.
S'era bensì vociferato alcuni giorni prima in città della misteriosa partenza di alcuni giovinotti, ma nessuno aveva saputo dare spiegazioni.
Qualche cosa n'aveva inteso anche la mia buona mamma e però forse divinava. In casa seguiva ogni mio passo e quando quella sera picchiò alla mia stanza, dove m'ero rinchiuso per comporre un po' di biancheria entro una piccola sacca, dovetti nascondere sacca e biancheria sotto il letto per non darmi a conoscere.
Voleva che l'accompagnassi presso certi nostri parenti. Le dissi che non potevo perchè dovevo fare una visita di dovere in casa X..... E così dopo desinare io andai a vestirmi in abito nero da società con guanti e gibus ed essa venne a vedere di persona se l'abbigliamento era all'ordine e mi stava bene.
— Mi raccomando, sai? mostrati garbato e riverisci da parte mia.
— Sì, mamma. — Le diedi un bacio ed uscii in gran fretta. Mi veniva da piangere.
Forse quel bacio potea essere l'ultimo ed ella non lo sapeva. In ogni modo l'indomani avrebbe provato un grande dolore.