La malinconia dei frati e la vista di gendarmi in permanenza a guardia delle sale incutevano del pari un'uggia desolante. I frati cappuccini stessi che per il loro spirito d'abnegazione e di carità e per la povertà volontaria acquistano agevolmente la popolare confidenza, in quelle corsie e tra gli ammalati avean alcunchè di sinistro. Quel vederli soltanto intorno a moribondi ed a morti metteva ribrezzo. Ve n'era uno poi che avea un ceffo tanto ributtante ch'io avrei giurato che prima che frate fosse stato masnadiero.
I meno antipatici fra tutti erano ancora gli zuavi di guardia. Venivano a tenerci compagnia e noi ce ne servivamo liberamente come di galoppini per comperar cibarie, frutta, vino, poichè diffidavamo di quella schiuma d'infermieri che ci stavano attorno.
Gli zuavi uscivan quasi tutti da buone famiglie ed avean perciò modi cortesi ed umani. D'altronde il fanatismo stesso che li spingeva a Roma da lontano per farsi schioppettare in difesa della religione, li induceva poi in nome di questa a prestarsi in soccorso della sventura e ad esercitare in tal modo una delle così dette opere di misericordia che, com'è noto, accrescono il merito dei buoni cristiani.
Avevano pantaloni larghi e saccoccie ampie e però, quando uscivano per le compere, ritornavano colle tasche letteralmente imbottite e donde traevano fondaci interi di commestibili, pane, abbacchio, vitello arrosto, salumi, bottiglie, formaggio, frutta; uno solo portava da desinare per quattro.
Questi desinari a nostre spese erano talvolta indispensabili perchè il vitto dell'ospedale era per verità molto meschino. Per quanto noi si pregasse e scongiurasse il medico visitante di assegnarci nelle sue prescrizioni giornaliere il tutto vitto, il vino generoso e la minestra particolare, in complesso tutto si risolveva in un brodo allungato, un bocconcino di bollito ed un bicchiere di vino. Per chi avea d'uopo di rimettersi in forze era senza dubbio un foraggio scarso. Perciò quelli che non avean mezzo di provvedersi altrimenti, la facevano magra.
Un caso fortuito ci apprese però il segreto d'ottenere miglior trattamento. Frati e monache riuscirono un giorno a persuadere uno dei feriti più aggravati a fare la confessione e la comunione.
Volle la fortunata sorte che il ferito migliorasse. Non è a dire se frati e monache gridassero al miracolo! E da quel giorno l'ammalato fu ricolmo di carezze e le suore incaricate della distribuzione del vitto andarono a gara per ben trattarlo. Gli portavano brodi, pasticcetti, frutta, limonate.
Tanto bastò perchè molti imitassero l'esempio di colui, sicchè in un attimo ci furono nel nostro ospedale conversioni in gran copia; e i preti, come è naturale, menarono di queste conversioni rombazzo non piccolo, ciò che torna a severo biasimo dei nostri. Comperarsi un vantaggio a prezzo d'ipocrisia è riprovevole e neanche la burla può servire di scusa.
Chi si procacciò invece un miglior trattamento con sistema del tutto opposto fu un professore di scienze naturali, allora tenente di stato maggiore. Il casetto merita d'esser ricordato, ma è difficile riprodurre la scena: bisognerebbe aver conosciuti i tipi.
Era costui uomo di carattere piuttosto bilioso e di temperamento irritabile: tutto lo infastidiva, tutto lo inquietava; era scrupolosissimo dell'ordine e della pulizia, ma amante de' suoi comodi, sofistico, esigente.