— Già: si apporranno sul feretro cogli strappi e le macchie di sangue in vista, su d'un catafalco in chiesa, e lì davanti ad una turba di vassalli e d'eretici che da anni forse non poser piede in un tempio cristiano, qualche tribuno indiavolato vomiterà bestemmie ed improperi alla religione, al Santo Padre, alla Chiesa. Abbia pazienza, caro signore, a Roma non si chiedono certe cose e ringrazi Domeneddio d'aver fatto capo a me anzichè ad altri.

Ma quel signore insisteva e per poco non perdeva le staffe. La sua domanda sembravagli tanto naturale! Partito il frate, non potei a meno di consigliarlo a far tesoro dell'ultimo avvertimento datogli. Ad insistere c'era di che farsi legare.

Ma egli ancora non era persuaso e non giurerei che tornato al suo paese, a proposito del consiglio da me datogli, non abbia esclamato: Col lupo si sta e col lupo si urla!

Fra le notabilità diplomatiche o militari venute a farci visita non va dimenticato il cavaliere della Vandea, il colonnello degli zuavi De-Charrette. Si intrattenne a lungo in conversazione col capitano Ronco, al quale rese ampia testimonianza del valore con cui si batterono i garibaldini.

Ci venne pure monsignor Ricci, governatore di Santo Spirito, proprietario del locale ove eravamo ricoverati, e già governatore d'Ancona nel 1861 all'epoca del fatto d'arme di Castelfidardo. Costui era un furbacchione matricolato; bastava parlare con lui per avvedersene. Fu, credo, l'ultimo dei governatori dell'opera di Santo Spirito ch'era un tempo ospizio ricchissimo.

Monsignor Ricci aveva un figlio, un giovinotto che morì, se ben ricordo, nel 1872. Faceva parte della guardia nazionale a cavallo, corpo scelto fra il fiore dell'aristocrazia danarosa di Roma. I suoi commilitoni, dalla splendida montura e dagli stupendi cavalli, gli fecero corteo funebre brillantissimo. Credo anzi che un tal fatto per la sua pubblicità abbia poscia di molto raffreddato i rapporti dell'Eminentissimo padre con Sua Santità.

Un giorno, nelle sale si presentò una dama francese accompagnata da una suora e seguita da un servitore in alta livrea che recava biancheria, indumenti, sigari e dolci. Essa sembrava molto interessarsi ai casi nostri, e la suora le accennava quelli fra i nostri che erano più bisognosi di vestiario. Passando vicino a me ed avendole io risposto in francese che per il momento di nulla avevo bisogno:

— Coraggio, ragazzi, coraggio! replicò sottovoce in buonissimo italiano, e mi diè una stretta di mano lasciandovi cadere alcuni sigari, poi continuò disinvolta a fare la francese.

Non credo però che la sua parte le sia riuscita fino in fondo, perchè più tardi la vidi alle prese colla madre superiora generale, che gentilmente volea persuaderla, poichè avea fatta la sua distribuzione, a voler lasciare l'ospedale. Chi fosse quella signora non mi fu dato di sapere neanche dopo.

Un'altra invece venne col proposito deliberato di far la missionaria, come faceva Monsignor Talbot, e regalava a tutti libri di devozione, medagliette, Agnus-Dei. L'istituto De propaganda fide avea così fra noi per rappresentanti Monsignor Talbot... e la sua signora. Quale fine abbiano fatto quei libri ed amuleti sarebbe stato piacevole indagare. Per me, so benissimo qual fine fecero i sigari della mia francese, che furono davvero eccellenti.