Nel 1870, quando ritornai a Roma, non sapendo ove dimorasse, impostai un bigliettino diretto a monsignor Biffani canonico in Santa Maria in Trastevere. Gli chiedevo se si ricordava ancora di me e gli domandavo il suo indirizzo perchè l'avrei veduto molto volentieri..
— S'io mi ricordo di lei! risposemi; ella favorirà domani a pranzo in casa mia, via della Lungara, alle ore 6.
Ci andai, mi fece mille feste, mi fe' trovare a tavola con alcuni patrioti di Roma e tutti insieme, si ricordarono con commozione i giorni passati.
Il canonico Biffani ebbe dalla corte papale vessazioni d'ogni sorta, a cominciare dalla revoca del titolo di monsignore fino all'ultimo e più feroce affronto al suo cuore di figlio, la grazia cioè accordata, dopo soli tre anni, al prete omicida.
Costui continuò a vivere in Vaticano, mentre al Biffani, dopo sì feroce insulto, non si lasciò nemmeno la soddisfazione d'andarsene da sè, ma fu bandito.
Monsignor Biffani morì consunto parecchi anni or sono, come dissi, ed io pago un debito di gratitudine ricordandolo in questo scritto.
Il prete malfattore credo invece che viva tuttora. Venne però cacciato di Vaticano da papa Leone perchè all'epoca d'un pellegrinaggio spagnolo fu scoperto a trafficare in reliquie false[21].
XIV.
Partenza.
Due o tre giorni prima della nostra partenza un frate francescano volle tentare per un'ultima volta di convertirmi, di farmi fare la confessione generale e la comunione. Chi ve lo spingeva, era un conte, guardia nobile del papa, al quale io era stato raccomandato da un suo parente per lettera, non tanto, diceva questa, per i bisogni materiali, quanto per le occorrenze spirituali.
Questo conte venne a trovarmi, ma non ebbe il coraggio di fare in persona prima l'apostolo e perciò ne aveva incaricato il padre francescano.