orto; ond'ebbe il suo principio la cattedra di botanica, e fin d'allora fu accordato al professor d'essa luogo nel ruotolo tra gli altri professori, e in seguito fu sempre riguardata e premiata come una delle principali e più importanti. Ebbe il Guilandino più ricondotte, e finalmente con ducale 24 maggio 1578 e con singolare esempio fu confermato nell'impiego a vita coll'onorario di secento fiorini all'anno, considerabilissimo in quei tempi; e lo godette fino all'anno di sua morte 1590. Era il Guilandino o Villandino, com'è chiamato nelle scritture di quei tempi, di Konisberga città della Prussia, e viaggiato aveva gran parte dell'Asia e del Levante sotto gli auspizj di Marino Cavalli bailo alla Porta, con cui fatto aveva il viaggio di Costantinopoli. Fu uomo di molta dottrina ed ingegno; disputatore acerrimo, ed emulo fierissimo del Matthioli. Lasciò alle stampe più libri di mole non grande, ma ripieni di sapere e di erudizione, che sono tuttora in pregio tra gl'intendenti e molto ricercati e rari a trovarsi. Conservasi la memoria del primo acquidotto fabbricato in codesti tempi per servizio del giardino nella seguente iscrizione:
| HEVS VIATOR. BENE PRECARE PRAESTAN |
| TISSIMIS SENATORIBVS IACOBO FOSCARE |
| NO DOCTORI PRAETORIQVE PATAVINO ET |
| FRANCISCO DVODO PRAEFECTO PATAVINO |
| QVI STIRPES SITI ARENTES ADDVCTA IN VI |
| RIDARIVM AQVA LARGE REFOVERVNT. ABI |
| M . D . LXXV |
Al Guilandino successe Giovannantonio Cortuso gentiluomo padovano di nobilissima famiglia, condotto con ducale 10 novembre 1590, uomo molto versato nello studio e perito nella cognizione delle piante, e assai considerato dai botanici suoi contemporanei, co' quali manteneva corrispondenza di lettere e commercio di piante e di semi. Niente lasciò a stampa fuorchè un meschino catalogo dell'orto di Padova con l'iconografia d'esso, qual era allora, e qualche lettera latina che trovasi tra quelle del Matthioli, il quale battezzò col nome di Cortusa, che mantiensi tuttavia, una pianta da esso scoperta per onorare il suo amico. Morto il Cortuso, fu condotto in suo luogo nell'anno 1603
Prospero Alpino di Marostica, il quale leggeva per lo innanzi nell'Università materia medica. Fu ad esso accordato il collegio e la prerogativa di lettore ordinario di primo luogo, e in pochi anni giunse con le sue fatiche a meritarsi
molta celebrità in paese e fuori, e il riguardevole stipendio di 750 fiorini assegnatogli con ducale 29 marzo 1613. Medico e naturalista riputatissimo visse fino all'anno 1615, e lasciò molte opere edite e inedite di medicina e di botanica stimatissime anche a' nostri giorni[[4]].
Giovanni Prevozio svizzero del cantone di Basilea, che professava in Padova la medicina, fu promosso alla vacante lettura de' semplici e prefettura dell'orto mediante ducale de' 14 gennajo 1616 more veneto, e la sostenne fino all'anno della sua morte 1631. Fu perito medico e mediocre botanico. Abbiamo del suo un piccolo ricettario o farmacopea col titolo di Medicina pauperum, e un'altra operetta intitolata: Hortulus medicus, che sono tuttavia in qualche riputazione[[5]].
Al Prevozio fu dato per successore con ducale 9 maggio 1633 Alpino Alpino figliuolo del soprallodato Prospero Alpino, di cui pubblicò qualche opera postuma; ma nulla di suo pubblicò con le stampe. Morì nel 1637.
Giovanni Veslingio di Minden nella Westfalia, cavaliere, succedette in suo luogo, eletto con ducale de' 13 marzo 1638 con generosissimo stipendio, e per lo spazio d'undici anni sostenne con molta lode e fama la lettura de' semplici congiuntamente all'anatomia, scienze in quei
tempi assai limitate, e in ognuna d'esse compose e diede alla luce opere molto dotte e pregiate che lo hanno reso immortale. A di lui istanza e persuasione fu a pubbliche spese mandato in Candia da' riformatori, col favore principalmente di Pietro Foscarini uno d'essi, Ignazio des Champs fiammingo, giovane deditissimo alla botanica, perchè raccogliesse ivi, come fece, semi e piante da trasportare al pubblico giardino. Aveva il Veslingio medesimo viaggiato in Levante e in Egitto. Morì nel 1649, ed ebbe per successore nella lettura de' semplici