«Io però vi dico che della roba n’ho fatta venir tanta anch’io.... casse di sapone, otri di olio, prosciutti di prima qualità.... e Checco non m’ha rotto mai niente! La cosa è che anche il signor Massimo, dopo che se l’intese col Governo per questo grande impiego di cui si parla, non è più l’uomo d’una volta. Rispetto ancora il suo talento.... ma questa è la mia opinione!»
In un altro gruppo poco lontano da questo, c’era chi pretendeva sapere che l’avvocato Massimo prendeva moglie.
«Quanto all’impiego non c’è che dire, perchè quand’uno si porta con sè fin la granata, vuol dire che costui, un impiego, e di quei grossi, se l’è buscato. Ma quanto alla moglie poi....»
«Una moglie, vi dico, e con delle mila lire parecchie!»
«Eh, per bacco! le mila lire poi non fioccano neanche a Milano! Massimo è un buon giovanotto, ne convengo, ma poi....»
«Ma poi, diciamola chiara,» prese a dire un terzo «da che è tornato da Milano, m’ha preso anche lui un certo fare da aristocratico.... A buon conto non è più venuto a berne con la compagnia neanche un bicchiere....»
«Vedete quella cesta.... quella che ha portata il carrettiere.... la vedete? Ecco, ne cava fuori tre cazzarole.... un pentolino.... una caffettiera.... e un’altra cazzarola.... siete persuasi adesso? Tutta roba nuova, capite? roba fatta fare apposta! Ecco se l’avvocato prende moglie o no!»
«Sarà roba vecchia fatta stagnare, e lustrata dalla serva!»
«Volete scommetterne una bottiglia!»
«Eh, eh, non facciamo grandezzate!»