«Vi confesso che io avevo una grande opinione di Massimo, e che una cosa simile non me la sarei aspettata mai! Domandare un impiego tutto per sè, piantare gli amici, e non dir niente a nessuno.... Oh! dico il vero, di queste non me ne aspettavo proprio da Massimo!.........»

«Oh! ecco il nostro Massimo!»

«Qua, qua, ma insomma gli è mill’anni che non ci vediamo!»

«Adesso poi non ci scappi! Non sia mai detto che si lasci partire il nostro Massimo da Castelrenico, senza che se ne beva una bottiglia alla sua salute!»

«Bene, benissimo! Si faccia un pranzo!»

«Un pranzo! Ecco la parola d’un uomo di talento!...»

Era stata, come si vede, l’improvvisa comparsa di Massimo la causa di quel subito cambiamento di discorso. L’avvocato Massimo, che s’avviava verso il carrettone a vedere qual sorte era toccata a’ suoi mobili, dopo che li aveva mano mano consegnati ai facchini, non avrebbe veramente voluto imbattersi negli amici in quel momento. In altri tempi avrebbe detto loro: «oggi non posso badare a voi,» e avrebbe tirato diritto, sicuro che una sua risposta, più aveva l’aria d’esser burbera, e più sarebbe stata presa in buona parte.

Ma questa volta si sentì come impacciato; si sentì come debitore, d’un impiego almeno, verso tutti quegli amici; non ritrovò la solita disinvoltura; e per quanto gli premessero i mobili, rimase inchiodato lì sulla porta del caffè.

«Al vino ci penso io. Sarà un vino che farà perdere la diplomazia anche al nostro Massimo«! Oh, questa volta il nostro Massimo lo facciamo cantare!»

«Che volete che canti?» rispose Massimo «con gli amici non ho segreti.. Mi pare d’averlo detto tante volte.»