«Che gli avessero fatto qualche incantesimo in quei paesi che dite voi?... Che son paesi dove c’è anche la religione falsa!»
«A dirvi la verità, questo pensiero l’ho fatto anch’io, e una volta ne parlai col curato; ma il curato mi rispose: andate là!... andate là!...»
«Avete fatto male a parlarne col curato, che è un bravissimo uomo del resto, ma che di queste cose se ne intende poco. Dovevate dirlo al frate che viene a primavera a benedir le campagne e a far scappare i grilli.... quello se ne intende!...»
«Avete ragione. Questa volta, se a primavera sono al mondo, farò come dite voi. Tanto più che col mio pover uomo la va di male in peggio. Non ch’io ne possa dir male, che anzi lui lavora da mattina a sera.... galantuomo poi come lui non ce n’è altri!...»
«Eh! ma il povero Andrea! Quello sì ch’era un uomo!...»
«Ma adesso io parlo del mio. Lavoratore, galantuomo, e tutto cuore! Del cuore poi ne ha fin troppo; è il suo difetto. Oggi, per esempio, ha buttata via tutta la giornata per quell’asino, a dirla chiara, d’un suo parente, quell’aristocraticone di avvocato che non lo guarda neanche in viso, e non gli dirà neanche un crepa!»
«Vedete! vedete! povera Caterina!... Dunque voi mi dicevate di quell’acqua....»
«Or bene, mio marito l’ha comperata, e ha comperato anche il prato....»
«Ha comperato il prato? e anche l’acqua? Dunque è vero quel che si dice!»
«Sicuro! e ha spesi tutti i nostri risparmi.... che ci son costati tanti sudori! e vuol mettere una sega, vicino a quell’acqua che si perde, perchè dice che non la si perderà più....»