«Neve?... Oh, ma vedrà che con questa pozione la sorellina.... Abbiamo molti ammalati. Cose della stagione.»
«Se ne guardi anche lei dall’ammalarsi; sento che si mette in viaggio....»
«Oh, ma oggi il vento tira al bello. Quando lei vede la banderola del campanile guardare in giù, dica pure: ecco il bel tempo.»
«Così, sono arrivata in tempo anch’io per darle il buon viaggio....»
«Cioè, viaggio veramente no! È così una corsa....»
«Conta dunque di tornar presto?»
«Oh presto, prestissimo!... Ecco fatto. E prima di darne un cucchiaio alla sorellina, la agiti ben bene nell’ampolla, la pozione.»
«Mi dicono che in giù ci sieno tante belle cose, che s’è veduto molti andarvi e dimenticare le loro montagne, il loro paese, e non ritornare mai più....»
Non si fecero altre parole. Io diedi l’ampolla alla Luisa senza levare gli occhi su di lei; essa la prese, e dopo un momento di esitazione partì. Nelle sue parole c’era un accento di commozione che mi lasciò profondamente turbato. Quell’accento aveva quasi ritrovata nel mio cuore l’antica risposta: ma il turbine delle mie fantasie mi riprese subito nelle sue spire; io fui da capo in pieno tumulto, e in esso andò soffocata la voce modesta del sentimento. Mi scossi ed esclamai: «No, il destino mi chiama altrove! Io partirò! L’avvenire è incominciato per me!»