«A proposito, signor Giovanni....» disse l’uffiziale, ch’era anch’esso nel crocchio vicino alla stufa, «venga qua, legga il giornale di stasera.... c’è qualcosa che la potrebbe toccare.»

«Me!... nel giornale?... Oh, per bacco!» rispondeva il signor Giovanni facendosi ancora più serio, intanto che pigliava il giornale, e cercava per le tasche gli occhiali.

Il signor Giovanni, come si vede, era il nostro sergente; anzi egli era precisamente il signor Giovanni Figini, e aggiungeremo in fretta, intanto che legge il giornale, ch’era un ometto sui cinquant’anni, vispo e prosperoso; che in sua gioventù era stato di professione computista, calligrafo e amanuense; che dopo aver ereditato da un suo parente, e presa una moglie con qualcosuccia, aveva lasciato mano mano la professione in disparte, e ora l’aveva abbandonata del tutto, «e per esser diventato sergente,» come diceva lui «e per poter meglio andar incontro ai nuovi tempi.»

Il signor Giovanni era vedovo, e aveva una figliola.

«Ha letto, signor sergente?» continuò l’uffiziale. «Il giornale domanda che cosa fanno la sera le pattuglie della guardia nazionale a zonzo per le strade più popolate della città, mentre ci son tante viuzze abbandonate e fuor di mano da vegliare! Ha veduto cosa è successo? Ci son de’ malandrini audaci e armati, a quanto pare: ora, tocca a lei, signor sergente, questa notte a farsi onore!»

«Oh! lasci fare, signor Carlo!» rispose il sergente rimettendosi gli occhiali in tasca. «Questa notte passeremo vicino a quelle strade che dice lei, e se vedremo delle facce sospette, le sapremo anche far scappare....»

«Altro che farle scappare!... bisogna metter loro le mani addosso, caro signor Giovanni!»

«Si farà anche questo.... ma bisogna distinguere. Se questi bricconi fossero armati proprio fino ai denti....»

«Si farà fuoco!» saltò su uno del crocchio.

«Piano, piano,» continuò il signor Giovanni. «Far fuoco, è presto detto! ma se per disgrazia passa in quel punto un galantuomo, un padre di famiglia, per esempio, e invece del ladro me lo pigliate lui, proprio nella testa!...»