«E dunque cosa si fa?» replicò l’altro.
«Prima si cerca con le belle maniere....»
«Ma se vi danno addosso?»
«Si sta in guardia.... si sta molto sul suo.... con un contegno severo.... e poi, facendo il caso, si chiamano le guardie di pubblica sicurezza.... perchè queste cose poi sono affar loro, e non bisogna neanche arrischiare di far nascere dei pettegolezzi tra le autorità.... Creda però, signor tenente, che questi malviventi, quando vedono la pattuglia, se la battono!... se la battono!...»
«E allora lei, dietro! perchè se me ne pigliasse almeno uno, allora la facciamo noi la risposta al giornale!»
«Ah! se faccio tanto da potergliene pigliar uno, glielo conduco qua legato come un salame!»
»Bravo, signor Giovanni! Dunque conto su di lei. Tra mezz’ora son di ritorno: se occorre qualcosa, mi faccia chiamare al caffè.» E acceso il sigaro, l’uffiziale se ne andò.
«È giovane, giovane, questo signor Carlino!» continuò il sergente con que’ quattro o cinque ch’eran rimasti.... «Il suo gran gusto è quello d’andar a cercare gli assassini col lanternino. Ma io che la so lunga, e che posso parlare, perchè di questi musi ne ho messi al muro tanti in vita mia, vi so dire che alla fin fine c’è poca soddisfazione. Dico questo come privato, perchè come guardia nazionale non so neanche se a fare a pugni coi ladri la sia cosa che vada col nostro decoro....»
«Che pugni! si ammazzano alla prima!»
«D’accordo. Ma.... non parlo per me, perchè dal giorno che m’han fatto sergente, io ho rinunziato alla vita: parlo per voi altri. Nella mia pattuglia io posso avere dei padri di famiglia; ci siete voi, Ambrogio, per esempio, e, tra questi malandrini, dei padri di famiglia non ce n’è quasi mai! Per cui, anche da questo lato, non si combatte ad armi pari....»